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Jolanda di Savoia

Donna morta Assolti i medici

Donna morta Assolti i medici

JOLANDA DI SAVOIA. La tragedia nell’agosto del 2010. Carolina Mantovani, 76 anni, barista di Jolanda di Savoia sarebbe morta, secondo quanto sostenuto dalla famiglia e dai legali della stessa, in...

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JOLANDA DI SAVOIA. La tragedia nell’agosto del 2010. Carolina Mantovani, 76 anni, barista di Jolanda di Savoia sarebbe morta, secondo quanto sostenuto dalla famiglia e dai legali della stessa, in seguito a un intervento chirurgico alla Casa di cura di Porto Viro situata nel Basso Polesine al quale era stata sottoposta qualche giorno prima. Il processo si è chiuso con la sentenza di primo grado nella giornata di ieri. Sentenza di assoluzione pronunciata dal giudice Silvia Varotto.

La vicenda era incentrata sulla morte di Carolina Mantovani, 76 anni, barista residente a Jolanda di Savoia deceduta, secondo questa impostazione, nell’agosto 2010 in seguito di un intervento chirurgico al quale si era sottoposta per rimuovere un’ostruzione alla carotide alla Casa di cura di Porto Viro.

Secondo la ricostruzione dei fatti approdata in aula e secondo l’esposto che era stato presentato dai figli, la donna era stata sottoposta a intervento alla casa di cura di Porto Viro il 30 luglio in mattinata.

Dopo l’intervento, era insorta una grave emorragia cerebrale, che aveva portato alla morte della settantaseienne nella notte tra l’1 e il 2 agosto. A processo si trovano due medici della struttura, con l'ipotesi di reato di omicidio colposo, quella tipica di queste vicende di presunta malasanità nelle quali il paziente sia deceduto. La casa di cura bassopolesana ha sempre ribadito di avere spiegato ai familiari dell’anziana i rischi ai quali si andava incontro con un intervento di questo tipo, per di più da eseguire su una paziente dal cui quadro clinico già erano emersi problemi relativi alla pressione.

Da parte della difesa dei due medici, affidata tra gli altri all’avvocato Francesco Zarbo del foro di Rovigo, c’è sempre stata massima fiducia di potere dimostrare l’estraneità degli assistiti alle accuse al momento formulate a loro carico. Anche il giudice deve averla pensata nella stessa maniera, pronunciando una sentenza di assoluzione: secondo il giudice infatti «il fatto non sussiste».

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