Bf si presenta: «Siamo l’agricoltura 4.0»
Domani a Jolanda il “matrimonio” con JohnDeere, che fornirà macchinari per le coltivazioni ad alta tecnologia
Una volta i terreni si aravano e si concimavano. Ora si “georeferenziano”. La pratica della georeferenziazione non è alla portata di tutti. Bisogna che l’azienda sia estesa, innovativa, ben capitalizzata e munita di un progetto che guarda avanti negli anni. Sapere con precisione come è fatto un terreno carotandolo non serve solo ad abbinargli la giusta coltura, ma anche a stabilire di quanta acqua necessita e come vanno dosati concimi e correttivi. La tecnologia al servizio dell’agricoltura (e del contenimento dei costi) è la grande scommessa che Bonifiche Ferraresi spa ha fatto sui 4000 piattissimi ettari di Jolanda di Savoia e sui 1500 ondulati ettari della provincia di Arezzo. Il totale fa 5.500 e regala a Bf il primato nazionale in termini di Sau (superficie agricola utilizzata).
Di questa scommessa da 32 milioni di euro - è l’ammontare degli investimenti programmati di qui al 2019 - si parlerà domani alle 15 al Centro Albertini di Jolanda. Il titolo del convegno è esplicativo: "L’agricoltura 4.0 a Jolanda di Savoia”. L’obiettivo di Bf è infatti molto ambizioso: punta «a rinnovare profondamente il modello imprenditoriale, generando ricadute positive su tutta l’agricoltura italiana in termini di efficienza, tecnologia, innovazione, sostenibilità». Il sottotitolo del convegno “cerimonia di consegna delle più moderne macchine agricole al mondo" sottintende la partnership industriale con JohnDeere, leader mondiale nella fornitura di prodotti e servizi per il settore agricolo. Grazie ai macchinari JohnDeere la società italiana adotterà i più moderni sistemi di coltivazione oggi disponibili per produrre riso, grano duro e tenero, mais e orzo, soia e girasole, barbabietole, mele, pere, fagiolini, cocomeri e meloni, patate e piante officinali quali finocchio, passiflora, melissa, valeriana. Alcuni di questi prodotti finiranno sul mercato con il marchio Bf.
Nei quasi 4000 ettari di Jolanda a partire da novembre sorgerà anche l’allevamento di 5.000 capi da carne di razza francese, con l’obiettivo, però, di passare progressivamente alla selezione e al recupero delle razze autoctone italiane. L’agricoltura 4.0 non rinnega la tradizione e il “sottoprodotto” delle stalle verrà usato per concimare, ovviamente tenendo conto della georeferenziazione.
Cento saranno gli ettari destinati per la ricerca applicata su sementi e cultivar; l’Univesità sarà uno dei partner di Bf; alcuni degli immobili di proprietà Bf saranno ristrutturati per realizzare un Campus dotato di 50 posti letto, di aule didattiche e di un’aula magna da 250 posti.
Nel frattempo l’azienda a Jolanda si è ingrandita di 50 ettari. Non sono stati acquistati ma recuperati grazie a un piano irriguo tecnologicamente avanzato che ha consentito di sbarazzarsi di fossi e scoli. In Toscana per l’irrigazione si punta a sfruttare al meglio anche la rugiada, men tre a Jolanda oltre ai grandi ranger che avanzano tra i campi spruzzando acqua dall’alto, stanno mettendo a punto sistemi per immettere acqua da sottoterra.
L’obiettivo finale di questo affannarsi attorno a una terra strappata alle acque è quello di diventare il primo player italiano dell’agro-alimentare. La missione è affidata all’amministratore delegato Federico Vecchioni che ha raccolto nell’azionariato della società investitori finanziari (Cariplo, Dompé, Gavio, De Benedetti) e azionisti industriali (Cremonini, Consorzi agrari, Gruppo Farchioni, BiosLine) con l’idea di creare un polo agricolo e industriale unico sia in Italia che in Europa.
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