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L’ira della sorella di Denis «Ventisette anni di attesa»

di Marcello Pulidori
L’ira della sorella di Denis «Ventisette anni di attesa»

Le dichiarazioni di Donata dopo la richiesta di riesumare la salma Molta fiducia è riposta nelle disponibilità del nuovo procuratore capo

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BOCCALEONE. Possono bastare 27 anni per avere giustizia sulla morte di un fratello? Donata Bergamini non ha dubbi: «Denis aveva 27 anni quando lo uccisero, e nel 2016, cioè in questo anno, sono 27 anni che attendiamo giustizia». Parole come pietre, pietre messe una dopo l’altra nel corso di quasi 30 anni di attese, speranze, voci, conferme, smentite, sentimenti come su un’altalena. Ieri l’abbiamo nuovamente raggiunta al telefono. E Donata ha affidato alle energie che le restano, le possibilità di vedere finalmente scritta la parola giustizia a fianco del nome del fratello calciatore, trovato morto sulla Statale Jonica all’altezza di Roseto Capo Spulico il 18 novembre 1989. «Ripongo la mia fiducia nell’operato del nuovo procuratore capo di Castrovillari – ha detto ieri Donata Bergamini, poco prima di recarsi al lavoro - e spero che l’attesa sia breve. Ho dimostrato pazienza, 27 anni possono bastare? - si chiede per l’ennesima volta la sorella del calciatore del Cosenza al centro del giallo - . Si tratta di una verità che aspetto, che aspettiamo, peraltro a mille chilometri di distanza e in mezzo a tanti disagi che dobbiamo sopportare e superare». Donata è un fiume in piena e non ha nessuna intenzione di mollare. Anzi, l’arrivo alla Procura della Repubblica di Castrovillari (Cosenza) del procuratore capo Eugenio Facciolla ha come rimesso in circolo l’ardore e l’amore dei primissimi “combattimenti”, delle prime battaglie. «Perizie - riprende Donata, raggiunta dalla Nuova al telefono - che parlano da sole, ma che hanno meno valore di qualche testimone. È normale, secondo voi, tutto ciò?». E poi, quasi alla fine del colloquio, una frase dalla terribile bellezza: «Non permetterò alla giustizia di uccidere anche me». La assiste l’avvocato Fabio Anselmo, che ieri abbiamo raggiunto al telefono tra un’udienza e l’altra, in giro per l’Italia. Un avvocato che potrebbe avere tutte le caratteristiche necessarie a fare riaprire il caso Bergamini. Nel frattempo la famiglia ha chiesto la riesumazione del corpo di Denis e l’avvocato Anselmo ha ribadito di essere «fiducioso circa la decisione del giudice». La speranza è quella di una nuova perizia. Misteri e ombre che durano da 27 anni, da quel 18 novembre 1989. L'ex calciatore di Roma e Milan, Carlo Petrini provò a fare luce sulla misteriosa morte scrivendo il libro "Il calciatore suicidato" (2001), in cui fornì alcuni dettagli sulla vicenda del calciatore (fatti comunque mai provati). All'epoca il decesso sembrava avvenuto per suicidio: secondo le testimonianze, Bergamini si sarebbe buttato tra le ruote di un camion. L'indagine venne archiviata, ma a distanza di vent'anni l'ipotesi suicidio non è mai stata ritenuta credibile (né dai familiari, né dai tifosi, né dai compagni di squadra).

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