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Omicidio Tartari, processo all’orrore

Patrik Ruszo all'arrivo in tribunale
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Patrik Ruszo all'arrivo in tribunale

In aula Pajdek e Ruszo, Fiti giudicato a parte. Rischiano l’ergastolo. Il fratello della vittima: la partita più dura della mia vita

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FERRARA. Un nastro da riavvolgere a ritroso. Si parte da sabato 26 settembre 2015, quando nelle prime ore del mattino viene rinvenuto in una ex casermetta di via Vecchio Reno, tra Fondo Reno e Coronella, il corpo in avanzato stato di decomposizione di Pierluigi Tartari, 73 anni. E si scende fino alla sera di mercoledì 9 settembre, 17 giorni prima, quando misteriosamente l’ex elettricista in pensione scomparve dalla sua casa di Aguscello.

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Per oltre due settimane, in mancanza del cadavere, per la giustizia era stato un caso di sequestro, non di omicidio. Da oggi alle 10 quel nastro inizierà a svolgersi davanti a un giudice, il gup Piera Tassoni, nel corso dell’udienza preliminare che vede imputati di omicidio pluriaggravato in concorso Ivan Pajdek, cittadino croato, 51 anni, e Patrik Ruszo, slovacco, 20 anni domani. Entrambi accusati di aver ucciso e lasciato morire Tartari dopo averlo picchiato, rapinato, sequestrato e trasportato in quel tugurio dove nessuno ha potuto soccorrerlo e portargli aiuto.

Chi è atteso in aula. In udienza compariranno solo due dei tre imputati del processo. Constantin Fiti, 22 anni, romeno, il terzo, ha scelto la strada del giudizio immediato, un percorso giudiziario che porta dritto al pubblico dibattimento (Corte d’assise) evitando l’udienza preliminare. Tutti devono rispondere di omicidio aggravato (Tartari, secondo l’autopsia, è morto soffocato dai giri di nastro adesivo e dagli indumenti avvolti attorno alla sua testa), rapina, utilizzo indebito di carte di credito (prelevamenti bancomat e acquisti nei supermercati), furto (quadri appesi alle pareti e fucili da caccia) e detenzione illegale di armi (i fucili rubati). Tutti rischiano l’ergastolo.

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Il “fine pena mai”. Se il pm Filippo Di Benedetto, titolare dell’inchiesta, chiederà l’ergastolo con isolamento contestando la crudeltà a danno della vittima e la volontà di occultare un reato meno grave (la rapina) con un altro più grave (l’omicidio) non sarà sufficiente lo sconto di pena di un terzo garantito dal giudizio abbreviato per evitare il “fine pena mai”. Chi sceglierà il giudizio abbreviato? Quasi sicuramente Pajdek (difeso dall’avvocato Daniele Borgia), ritenuto il leader della banda (Ruszo e lo stesso Pajdek sono indagati anche per diverse rapine messe a segno in provincia prima del delitto) e accusato dal diciannovenne di essere il capo violento del gruppo.

Un ruolo respinto dal cittadino croato che assegna a Ruszo, difeso dall’avvocato Patrizia Micai, la responsabilità di aver suggerito agli altri il colpo (la madre di Ruszo, che non è indagata, era la badante di una vicina di casa di Tartari) e confessa la partecipazione alla rapina ma non il delitto: Tartari sarebbe morto in casa sua, ad Aguscello, mentre lui prelevava contanti in uno sportello bancomat usando la tessera del pensionato e mentre assieme a Tartari si trovavano Ruszo e Fiti. Quest’ultimo, patrocinato dall’avvocato Alberto Bova, nega tout-court di avere partecipato alla rapina; fece però acquisti e fu ripreso dopo la scomparsa di Tartari con le scarpe ai piedi comprate usando la tessera del settantatreenne.

La prova del Dna. Fiti ha separato la sua posizione giudiziaria scegliendo il rito immediato. Sull’auto di Tartari sono state trovate le sue impronte digitali: la linea di difesa è che potrebbe essere salito sul mezzo in un momento diverso dal giorno dell’omicidio.

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L’indagine ha ricostruito i movimenti dei tre imputati in quei 17 giorni, resta da capire fino a che punto di dettaglio. È molto probabile che il pm chiederà di discutere già oggi le pene, presentando il conto ai due imputati. Ma dovrà confrontarsi con le richieste delle difese (rito abbreviato, etc.), eventuali interrogatori o dichiarazioni spontanee e con i tempi fissati dal giudice. Ruszo sarà assistito da un interprete perché, come afferma il suo legale, non conosce bene la lingua italiana (finora ha fatto da tramite la madre che si trova a Ferrara) e dovrà essere informato in modo chiaro sui risvolti giudiziari di ogni scelta che compirà. Al suo legale ha detto che vorrebbe «un processo vero», cioè il dibattimento pubblico. Oggi si vedrà. Stamattina si deciderà anche se i giornalisti potranno assistere all’udienza preliminare. «Pajdek è d’accordo», annuncia il suo avvocato. Ruszo deciderà stamattina.

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La famiglia Tartari. Marco e Rita Tartari, i fratelli di Pierluigi, rappresentati dall’avvocato Eugenio Gallerani, saranno in aula e chiedono giustizia. «Mi sento - commenta Marco - come se dovessi affrontare la partita più dura e più brutta della mia vita».

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