Sguardo basso e occhi puntati a terra
Il furgone della polizia penitenziaria arriva nel cortile del tribunale verso le 21.30, mezz’ora prima dell’inizio del processo. Il primo a essere condotto fuori per raggiungere la l’aula del gip è...
Il furgone della polizia penitenziaria arriva nel cortile del tribunale verso le 21.30, mezz’ora prima dell’inizio del processo. Il primo a essere condotto fuori per raggiungere la l’aula del gip è stato il giovane Patrik Ruszo: felpa scura, jeans e scarpe sportive, i capelli tenuti in ordine dal gel. Di fronte all’obiettivo di macchine fotografiche e telecamere abbassa la testa e tiene lo sguardo rivolto a terra.
Subito dopo scende Ivan Pajdek: un leggero accenno di barba, pantaloni scuri, scarpa e maglia sportive, un paio di occhiali con la montatura scura nascondono lo strabismo che lo caratterizzava nelle foto diffuse dalla polizia e anche i capelli, rasati, sono lontani dalla chioma disordinata al momento della cattura in Slovacchia. Scortati dagli agenti di polizia penitenziaria, Pajdek e Ruszo attendono l’inizio dell’udienza nella camera di sicurezza dell’aula del gip. Poi i loro destini processuali si dividono: Ruszo affronterà la Corte d’Assise a settembre, Pajdek la sentenza a luglio.
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