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Bonifiche Ferraresi, l’agricoltura dei primati

Bonifiche Ferraresi, l’agricoltura dei primati

Jolanda. Carne, latte e cereali dai campi al market grazie a hitech e finanza: esperienza pilota

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JOLANDA DI SAVOIA: L’agricoltura dei primati ha trovato casa qui, a Jolanda di Savoia, «3mila abitanti che dipendono per l’80% dall’agricoltura, dove cento anni fa c’erano solo fango e acqua» ha riassunto un’emozionata sindaca Elisa Trombin. Le decine di lavoratori della Bonifiche Ferraresi, vestiti di verde con i figli piccoli in braccio, sono pure loro rimasti a bocca aperta nel vedere cosa stavano presentando i vertici della nuova azienda: «Tra noi c’è chi lavora per le Bonifiche da tre-quattro generazioni, tutti del paese, ma da un anno a questa parte si è visto un cambio di marcia». Sull’enorme piazzale appena fuori dall’abitato, sulla strada per Tresigallo, sono schierate le impressionanti macchine di punta della John Deere, con tanto di guida satellitare e prestazioni più da farm Usa che da azienda agricola italiana.

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Lavoreranno a partire da domani i 4mila ettari jolandini della più grande azienda agricola d’Europa, «l’unica public company agricola italiana, unica quotata in Occidente» ha iniziato a enumerare Federico Vecchioni, l’amministratore delegato di Bf. E su queste basi presenti solo qui, s’innesterà l’ultimo e più significativo primato, contenuto nel Piano industriale 2015-19: una filiera alimentare al 100% italiana, «per la prima volta c’è un’integrazione che vede protagonista la bonifica e l’agricoltura in generale» ha messo in chiaro l’ad. Riso venuto su nelle terre della bonifica che finisce in tavola con il marchio Bf, idem il latte, da vendere direttamente alla grande distribuzione. «È un modo per generare più valore nella filiera ma anche per distribuirlo meglio, in favore dei produttori. La giornata di oggi è una pietra miliare per l’agricoltura emiliana e del Paese - non ha risparmiato enfasi l’assessore regionale Simona Caselli - Ci sarà un prima e dopo Bf, anche per la strategia decisa qui, in Italia, e la scelta stimolante d’integrare agricoltura e finanza, due mondi che non si parlano facilmente».

Anche solo per impostare un disegno del genere «c’è stato bisogno delle alleanze giuste» è il refrain ripetuto da Vecchioni sul palco, dove gli alleati si presentano in carne e ossa. C’è James F. Orr, vicepresidente John Deere, che affida alla traduttrice concetti secchi, «abbiamo molto in comune con un partner del genere: entrambi puntiamo ad alimentare il pianeta con l’agricoltura 4.0, dalla quale verranno benefici per tutti»; a Vecchioni arriva invece in regalo la golden key dei nuovi mezzi, «è una nostra tradizione». Si ritagliano il loro spazio Mauro Tonello, presidente dei Consorzi agrari italiani, «la Bonifiche la conoscevo fin da bambino, ora vedo ricerca, sperimentazione e investimenti che andranno a beneficio anche dei piccoli e medi agricoltori»; Gianluca Lelli (Coldiretti) che insiste sul valore dell’etichettature dei prodotti, con concetti simili al partner operativo Gabriele Cristofori (Consorzio Agrario Emilia). Arriva Rossella Locatelli, la presidente Bf, a rappresentare un po’ tutte le anime della compagine sociale, nella quale mantiene una presenza Bankitalia.

Il Comune di Jolanda e il presidente della Provincia, Tiziano Tagliani, non sono partner industriali ma ci hanno messo del loro per sveltire le procedure, «dal 31 dicembre 2015 non abbiamo più competenze in agricoltura ma abbiamo accompagnato tutto l’iter amministrativo, piuttosto complesso, evitando disagi e ritardi. Questo intervento travalica la dimensione comunale, ma il rapporto tra capitale, innovazione e lavoro sta in pieno nella nostra tradizione» ha voluto sottolineare Tagliani.

I 32 milioni di euro d’investimenti servono, oltre che a comprare le macchine John Deere, a installare i grandi cantieri agro-industriali che sono il motore della nuova Bf. Tre sono attorno al grande piazzale, uno a Cortona (Arezzo), altra sede dell’azienda. Sono già in fase di costruzione, e ieri si potevano vedere gru e semilavorati, il polo zootecnico eco-compatibile, che utilizza per la coltivazione i residui di lavorazione, la riseria che utilizza il più grande stoccaggio privato italiano, e il primo campus inter-universitario, con presenza dei saperi di tutte le filiere presenti in azienda. Nell’Aretino, appunto, si svilupperà il polo delle piano officinali e dell’olivicoltura.

L’ombelico del mondo Bf è e resterà, appunto, Jolanda di Savoia, «Vecchioni mi promise che la sede sarebbe stata spostata da Roma a qui, e così è stato» ha ricordato Trombin. Qui si fa anche ricerca con 100 ettari a disposizione della Società italiana sementi (Consorzi Agrari). La realizzazione di questo Piano industriale è affidata alla struttura locale dell’azienda, uomini e donne per i quali Vecchioni ha avuto parole di riconoscimento annunciando tra l’altro l’intenzione di «aprire l’azienda da oggi in poi». E le ricadute sul territorio saranno importanti, visto che per l’organico composto da 40 addetti fissi e 120 stagionali sono previsti aumenti in doppia cifra. Per i piccoli eredi dei lavoratori in tuta verde il futuro è iniziato ieri.

Stefano Ciervo

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