Un crollo per oltre 3000 famiglie
Prima azienda di costruzioni in Italia, poi il tonfo e i tanti processi
Nessuno l’aveva mai pensato, tantomeno immaginato, 13 anni fa: come è accaduto per tanti ferraresi quando anche Carife, negli anni recenti, ha fatto crac. Accadde lo stesso per la Coopcostruttori, colosso cooperativo che da Argenta riuscì a diventare quarta azienda di costruzioni nazionale, prima coop in Italia, colosso che nessuno avrebbe mai pensato potesse crollare, viste le protezioni politiche (dal vecchio e monolitico Pci fino ai Ds e altro), economiche (banche, prima tra tutte Carife) e sociali (soci e lavoratori che si fidavano, lasciando parte di stipendio e investendo risparmi in prestito sociale e Apc, azioni coop).
La fuga di Donigaglia. Era il lontano 2003, fine aprile, quando il padre-padrone per oltre 20 anni di Coopcostruttori e (di fatto) di tutta Ferrara lasciò la guida della coop che aveva fatto diventare un gigante: Giovanni Donigaglia presenta le dimissioni dal ruolo di presidente Coopcostruttori (“sollecitate”) ma non servono a raddrizzare le sorti: è solo l’inizio della fine.
Diventò crac. Poi il 2 luglio 2003, dopo la prima raccolta di documenti e analisi conti e bilanci, il tribunale di Ferrara dichiara lo stato di insolvenza della Costruttori ed inizia il lavoro dei tre commissari straordinari. Con la trasmissione degli atti alla procura, viene aperta l’inchiesta sul crac: 1 miliardo di buco, 10mila creditori, tra questi 3000 famiglie di mezza provincia.
Indagini e falsi. Nelmaggio 2004, il primo atto pubblico dell'inchiesta col blitz della Finanza e il sequestro di documenti che nei 4 anni successivi serviranno a ricostruire i bilanci, falsi.
Quattro anni di indagini. Dopo 4 lunghi anni, le indagini di Guardia di finanza, procura e periti (due ufficiali e tre collaboratori che controllano i conti falsi di Coop) si chiudono nel settembre 2008 e fino a dicembre: in questo periodo si susseguono gli atti di chiusura indagini da parte della procura (pm Ombretta Volta) e la richiesta di rinvio a giudizio di 58 imputati, tra cui i dirigenti Legacoop, Checcoli, Buzzi e Carpanelli .
Legacoop tra tanti. L’udienza preliminare è il primo scoglio sul quale si scontra l’accusa: tra il marzo e il dicembre 2009 il giudice Monica Bighetti valuta le posizioni dei 58 imputati e compie la prima selezione del processo: proscioglie 44 imputati tra cui tutti i membri cda che si sono susseguiti in 10 anni dal 1993 al 2003 e i vertici di Legacoop Ferrara e regionale.
Solo in 20 a processo. Pochi mesi dopo con una velocità giudiziaria inusuale (merito del tribunale di Ferrara), il 29 marzo 2010 si apre il processo di primo grado.
Tre anni in aula. In aula i 20 imputati rimasti - più altri per le tranche dei Cir, Progresso e Messidoro, aziende consociate - restano più di 3 anni: sfilano centinaia di testimoni, altrettante le udienze, è guerra di perizie sui conti e fatture ritenute false e falsificate per far tornare i conti (Donigaglia e i suoi manager-operai dicono che non lo erano) e il processo si chiude il 16 febbraio 2013.
Otto condanne. Il tribunale emette la sentenza con 8 condanne e 12 assoluzioni. Tra questi ovviamente i vertici (Donigaglia, Ricci Maccarini, Dal Pozzo, Verlicchi), delusi i soci di Carspac 1 e Carspac 2, i comitati di ex soci truffati.
La verità in appello. Due anni dopo, il processo d’appello a Bologna, che sancisce per la prima volta che la Coop veniva tenuta in piedi con artifizi fiscali: il 16 febbraio 2015 parte il processo che si chiude un anno fa. Con le condanne dei soliti noti (Donigaglia e gli altri). Ieri la prima udienza in Cassazione.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
