Da una perdita d’acqua alla perdita della casa
La disperazione di una donna: «Martedì mi butteranno fuori dall’abitazione» Una vicenda condominiale iniziata nel 2007 e finita davanti al giudice
«Martedì prossimo, il 10 maggio, gli ufficiali giudiziari mi toglieranno la casa, cambieranno le serrature e io rimarrò in mezzo alla strada, senza nemmeno sapere dove portare le mie cose». È piena di disperazione, la signora Vanda De Zovi, al termine di una battaglia legale durata nove anni e culminata, nel febbraio scorso, in un avviso di sloggio che si concretizzerà tra pochissimi giorni, facendole perdere l’appartamento di piazza Sacrati comprato quasi quarant’anni fa.
All’origine del dramma della signora De Zovi c’è un contenzioso cominciato nel 2007 con alcuni vicini e partito da un’infiltrazione di acqua. Sulle cause e le responsabilità del danno provocato al soffitto dei vicini del piano di sotto i pareri tra le parti sono stati sempre discordi: per la signora De Zovi il guaio sarebbe stato originato da lavori eseguiti in strada e ai quali lei era del tutto estranea, per i vicini invece la responsabilità era da attribuire alla signora Vanda e, attraverso il loro legale, l’avevano citata per danni.
«Purtroppo il mio avvocato nel frattempo è andato in pensione - prosegue la signora - e non sono stata in grado di averne un altro». La successiva causa civile, nella quale la signora era stata seguita da un avvocato d’ufficio, viene vinta dalla controparte, e il giudice nel 2013 condanna la signora De Zovi a rifondere i danni, di parecchie migliaia di euro.
La questione si trascina perché, sostiene Vanda, «ho una pensione sociale di 600 euro e non sono in grado di pagare». La vicenda quindi corre inevitabilmente attraverso tutte le tappe, fino all’epilogo: nel novembre del 2013 viene disposto il pignoramento dell’immobile a cui segue, a febbraio, un avviso di sloggio che, secondo l’ultima comunicazione ricevuta, dovrà essere compiuto martedì.
«Sono nella disperazione più totale - conclude la signora Vanda- Qualcuno mi aiuti perché non posso perdere la mia casa».
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