ricerca e inDagine di salute donna (UDI)
È stata presentata in Biblioteca Ariostea la ricerca e le indagini, svolte dal Gruppo Salute Donna di Udi, su denatalità e infertilità nel nostro territorio, portate avanti allo scopo di evidenziare...
È stata presentata in Biblioteca Ariostea la ricerca e le indagini, svolte dal Gruppo Salute Donna di Udi, su denatalità e infertilità nel nostro territorio, portate avanti allo scopo di evidenziare criticità e proporre soluzioni alle Istituzioni preposte. «Vedendo i dati delle nascite ci siamo poste una serie di interrogativi - ha dichiarato Luana Vecchi (nella foto) , referente del Gruppo - e abbiamo realizzato che se non si fosse presa in mano la situazione, in futuro mancheranno addirittura due generazioni: significa, in pratica, che verrebbero a mancare le persone su cui si basa tutto il funzionamento della società». Le cause del fenomeno della denatalità sono da ricercarsi in diversi ambiti: la crisi del mondo del lavoro, soprattutto in relazione al sempre maggiore impegno economico che i figli richiedono, la mancanza di efficaci politiche di conciliazione tra professione e politiche familiari, l'allungamento della fase di costruzione (e stabilizzazione) della vita affettiva e lavorativa della donna, l'aumento dell'età media in si decide di avere figli e il conseguente aumento dei problemi collegati alla procreazione. Il problema dell'infertilità e la conseguente possibilità di ricorrere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, inoltre, richiederebbe l'esigenza una migliore organizzazione del Centro di Fertilità dell'Ospedale di Cona, ampliandone l'attività e introducendo il secondo livello di assistenza. Del resto, anche chi decide di avere figli, lamenta una spesa molto elevata per il loro mantenimento, nonché disservizi e difficoltà nel settore pubblico. "Anche se non vogliamo vederlo, anche qui a Ferrara si è registrato un aumento nell'indice di povertà - ha continuato poi la Vecchi - e se non fossero sufficienti queste motivazioni, abbiamo riscontrato anche un forte cambiamento psicologico, bisognerebbe modificare la cultura alla base, non per tornare a essere "casalinghe e mamme", ma per scegliere consapevolmente di essere mamme, nel pieno rispetto dell'autodeterminazione". Va respinta con forza pure l'ipotesi secondo cui l'applicazione della Legge 194 influisca sul calo delle nascite: dai dati emerge una diminuzione anche delle interruzioni di gravidanza, dunque è difficile trovare una corrispondenza diretta tra i due indicatori. La natalità è un valore, e in quanto tale deve essere incentivato: le ragioni a favore delle politiche nei confronti della natalità prescindono da appartenenze ideologiche o confessionali, e riguardano tutti quelli che hanno a cuore uno sviluppo sociale armonico.
Irene Lodi
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