Specie di uccelli a rischio per colpa dei corvidi
Frasson (Enalcaccia): serve un piano di contenimento e abbattimento Così si potranno disporre progetti per il ripolamento della starna nel Delta
LAGOSANTO. Dopo l’incontro organizzato a Lagosanto dal presidente provinciale Enalcaccia Sergio Frasson, si ritorna a parlare di tutela di selvaggina e contenimento di uccellagione predatoria in uno dei territori più vasti e vocati per eccellenza a zona di ripopolamento di selvaggina e caccia. Frasson invita, oltre all’associazione venatoria da lui presieduta, anche le altre presenti sul territorio provinciale, a dotarsi di piani che siano attuabili ed applicabili e soprattutto ad adottare, adeguandoli alle esigenze territoriali a progetti, divenuti veri e propri piani per la conservazione e ripopolamento di un volatile considerato nobile a livello venatorio. Frasson non si perde in preamboli ed invita ad indicare il Mezzano come zona votata all’allevamento, recupero e conservazione della starna. «Esistono dei progetti – ha detto Frasson – creati ad hoc per la conservazione della biodiversità della starna, con diversi partner, tra questi anche l’ente di gestione per i parchi e la biodiversità del Delta del Po, quali partecipanti attivi e l’ente nazionale di cinofilia italiana. Il progetto in questione ha una durata di sei anni, di cui tre dedicati alle immissioni in natura delle starne». Il progetto ha un costo totale superiore ai 10 milioni e 700mila euro. «Mi preme sottolineare che il progetto è il recupero e la conservazione della biodiversità della starna italica, mediante selezione genetica e ricostituzione di popolazione vitali all’interno delle Zps vocate in Italia. Un piano ben strutturato, nel quale il Mezzano potrebbe fare la parte del leone. Non dimentichiamo che si parla di 18mila ettari di terreno, che ha visto, dalla sua creazione ad oggi, zone di allevamento di anguille, lepri, fagiani e starne. Proprio per le starne, fino a pochi anni fa era zona vocata a produzione nazionale zona di ripopolamento. Ora invece si deve combattere contro i corvidi, specie predatorie di uccelli che non consentono una ripopolazione ad hoc». Quindi ben vengano i progetti di ripopolazione delle starne, ma serve prima un piano di contenimento ed abbattimento dei corvidi infestanti e questo si può fare solo se tutte le associazioni venatorie della provincia ferrarese sono unite e compatte. «Solo così il progetto di ripopolamento della starna nel delta del Po potrà avere successo pieno, visto che da 4 anni a questa parte non c’è più ripopolamento della starna, volatile che si alleva e vive in cattività e quindi va reinserito in natura con cautela e senza i tanti corvidi predatori che in questi anni fanno da padrone in molte zone del Mezzano. Un appello quindi a gestire al meglio i fondi del progetto per far tornare grande a livello italiano e non solo l’area del Mezzano, come punto di riferimento principe per le associazioni venatorie».
Maria Rosa Bellini
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