Asilo, indagati prete e direttrice
Inchiesta finita: i cibi donati in beneficenza dal Banco Alimentare venivano usati per i pasti a pagamento dei bambini
L’indagine partì nel luglio di due anni fa, col blitz dei carabinieri del Nas e di Baura, all’asilo di Contrapò: non trovarono cibi avariati, come era stato segnalato, ma irregolarità nell’uso degli alimentari donati in beneficienza dal Banco Alimentare e usati nella mensa interna per i pasti poi pagati dalle famiglie dei piccoli. Il fatto a Contrapò e nelle zone attorno innescò tensioni e portò i genitori dei piccoli ad inviare lettere al giornale in cui spiegavano che «se è stato fatto comunque un errore (nell’uso dei cibi, ndr), siamo assolutamente certi sia stato dettato dalla buona fede e chi ne è responsabile ne pagherà le conseguenze».
La prima conseguenza si è materializzata in questi giorni con la notifica dell’atto di chiusura indagini per il reato di appropriazione indebita, per cui sono indagati il responsabile dell’asilo, don Alberto Campi e la direttrice della struttura nonchè insegnante, Paola Tosi. E che ora potranno, attraverso i loro legali, Andrea Marzola e Luca Tieghi chiedere alla procura di rivalutare la posizione giudiziaria, facendosi interrogare (come farà il sacerdote) o presentare memorie difensive (la direttice). Il fatto si riassume con poco ed è stato sintetizzato dal capo di imputazione contestato dal pm Ciro Alberto Savino ai due indagati, per fatti che risalgono a tutto il 2013 e fino al luglio 2014, quando partì l’indagine. Il Banco Alimentare Emilia Romagna donava cibi raccolti (latte, pasta, pelati, legumi, tonno, olio, piadine, zucchine, mele, pere insalata, finocchi, biscotti, biscotti per l’infanzia, wurstel, joghurt, kiwi, riso, polpa di pomodoro, è l’elenco dell’atto giudiziario) affinchè venissero distribuiti gratuitamente. Ma a Contrapò - la tesi dell’accusa- venivano utilizzati per la mensa dell’asilo nella preparazione dei pasti, colazione e merende, e fatti pagare a 5 euro a pasto, assieme ad altri alimentari acquistati normalmente. Lo stesso don Campi, a la Nuova, aveva ricordato che «usavamo in buona fede i cibi del Banco Alimentare, ma i 5 euro pagati a pasto (prezzo per pasto, ndr) servivano per acquistare cibo fresco e per spese di cucina. I cibi del Banco Alimentare venivano usati per permettere di non pagare cifre più alte alle famiglie più in difficoltà». Sempre alla Nuova ricordando la sua buona fede, rammentava che tutto il paese era a conoscenza dell’uso dei cibi del Banco, i genitori erano stati informati, e avevano espresso la loro solidiarietà dopo questa vicenda. Occorre ricordare però che tutto venne innescato proprio dalla segnalazione di alcuni di loro. E nei confronti di uno di questi, nelle accuse delal procura, vi è una aggravante per la direttrice per aver istigato una collega a chiamare il genitore e «riferirgli a chiaro scopo di punirlo per aver segnalato ai carabinieri quanto avveniva nell’asilo, di ritirare il figlio dalla scuola e iscriverlo in un’altra». Come poi avvenne.
Daniele Predieri
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