Una giornata all’Airone tra letture e riflessioni
A Codigoro dal 2012 opera la casa famiglia che ospita 6 persone Il direttore sanitario: «Il nostro obiettivo? Farli sentire in un ambiente ideale»
CODIGORO. Il 20 ottobre 2012 fu Rita Cinti Luciani, sindaco di Codigoro (oggi agli sgoccioli del suo ultimo mandato) ad inaugurare ufficialmente (con tanto di fascia tricolore, come mostra una delle foto) la casa famiglia visitata ieri dalla Nuova, L’Airone. Sorge dentro un edificio sobrio e funzionale che si trova in via Pomposa, a 4 chilometri dalla storica Abbazia (e che le foto di Federico Vecchiatini bene illustrano). La casa famiglia è una struttura particolare e che gode, per certi versi, di una legislazione particolare: «L’obiettivo che noi tutti ci proponiamo ogni giorno nell’ambito del nostro lavoro - spiega il dottore Angelo Lucio Bruno, direttore sanitario della struttura, che ieri ci ha accolti assieme alla moglie Anna Maria, spiegandoci cosa è una casa famiglia e come funziona - è quello di favorire la normale condotta di vita di persone con disagi. Da qui in avanti - prosegue il medico - si potrebbero aprire tanti scenari, in quanto l’esperienza delle casa famiglia, pur importante e riconosciuta dalle istituzioni, si presta ancora, purtroppo, a fraintendimenti spesso antipatici che non contribuiscono - dice ancora il direttore Bruno - a far capire ai cittadini l’attività che qui si svolge. Molti non sanno ad esempio che ogni giorno vengono letti i quotidiani e si fanno molte riflessioni». L’Airone ospita 6 persone e collabora con la locale Asp (Azienda Servizi alla Persona) che può fornire personale in grado di contribuire alla sempre migliore offerta di servizi. La casa famiglia, come il direttore sanitario spiega, «è una casa di cure umane, cure fatte anche col cuore, una casa un po’ diversa dalle altre, da cui gli ospiti fissi (che cioè vivono all’interno h24; ndr) possono entrare ed uscire, ovviamente comunicando i loro spostamenti. Gli appuntamenti fissi - specifica il direttore Bruno - sono scanditi dai ritmi della vita: la colazione, il pranzo, la merenda e la cena». L’Airone non è quindi una struttura rigida. «Non godiamo, lo vorrei sottolineare - prosegue Bruno - di nessun contributo pubblico. Siamo un’azienda privata che si regge sulle rette pagate dai familiari dei nostri ospiti, quelli che chiamiamo anche residenziali». Come viene modulato il costo di una retta? «Guardi, - dice ancora il direttore sanitario - , ci capita molto spesso di andare incontro alle famiglie dei nostri ospiti: se una famiglia ha un certo reddito, la retta viene automaticamente abbassata, quindi, pur senza voler farci passare per benefattori, cerchiamo di venire incontro in ogni modo a chi ha bisogno». L’Airone ha 4 dipendenti, che diventano 8 in totale se si considerano gli apporti familiari. «Non a caso abbiamo voluto inserire la parola in, casa in famiglia, per fare comprendere ancora meglio la missione della struttura, e cioè fare sentire le persone come a casa loro».
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