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"Uomo in nero": arrestato solo per uno scippo-rapina,sospettato per tutti i colpi

Il giovane arrestato Faida Mahamad, 22 anni
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Il giovane arrestato Faida Mahamad, 22 anni

La polizia incastra Mahamad Faida, 22 anni, lo scippatore che vestito di scuro sta terrorizzando da mesi la città:
al momento gli viene contestato un solo fatto, del 29 febbraio, quando rubò il cellulare e schiaffeggiò una donna.
Lei lo ha riconosciuto, prova fondamentale per portarlo in carcere 

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FERRARA. L’hanno arrestato in stazione  che stava per fuggire, prendendo il treno locale  verso Venezia. Da giorni lo cercavano, da 4 giorni, da quando il giudice Piera Tassoni aveva firmato l’ordine di cattura per rapina, una sola rapina,  dello scippatore, l’«uomo in nero».

Faida Mahamad, 22 anni, cittadino marocchino si trova ora in carcere con l’accusa di un solo episodio, uno scippo-rapina che risale al 29 febbraio scorso, ma i sospetti - e anche i riscontri - che possa essere lui l’autore di quasi una ventina di altri episodi, da dicembre/gennaio fino alle ultimi giorni, sono più che concreti. Ma per contestare  questi fatti, la lunga serie di scippi, che da settimane macchiano le pagine delle cronache cittadine,   non basta il chiacchiericcio dei post di Facebook che si accavallano sotto le notizie date in questi giorni. Occorrono riscontri, prove, riconoscimenti da paret delle vittime, da mettere nero su bianco negli atti giudiziari.     Tutto ciò che  la squadra mobile ha trovato per incastrare il giovane marocchino,  almeno per  la rapina del febbraio scorso, mentre per tutta la serie degli altri colpi le indagini sono in corso.  

Quel giorno di febbraio, anzi quella sera alle 19.30, una ragazza che era uscita dal lavoro si stava  recando al parcheggio all’angolo tra via Manini e via Cavour, quando vedendo tre ragazzi nordafricani, impaurita, aveva preso il cellulare per chiamare il proprio fidanzato. Poco dopo uno dei tre le si è avvicinato - forse perchè sospettavano chiamasse la polizia e questo la dice lunga su ciò che accade in città -   e l’uomo, portandosi davanti a lei, l’ha prima schiaffeggiata e poi le ha strappato il cellulare dalle mani: prima di colpire, però, l’uomo si era messo il cappuccio in testa di un giubbotto scuro. Nero. Da qui «l’uomo in ero» ricorrente in oltre una decina di scippi- rapine non solo nelle ultime settimane, ma ricordiamo 5 di questi,  i  più violenti, avvenuti tra dicembre e gennaio.
La ragazza rapinata è stata fondamentale per incastrare Faida Mahamad: senza il suo riconoscimento non poteva scattare il reato di rapina, al più la ricettazione, senza questo elemento di prova  fondamentale non sarebbe in carcere, ora, il presunto «uomo in nero».  A lui gli ispettori della squadra mobile coordinati dal dirigente Andrea Crucianelli sono arrivati seguendo le tracce del telefonino. Hanno prima individuato il telefono Samsung, e scoperto che era in possesso di uno straniero che ha poi indicato Mahamad come la persona che glielo  aveva venduto. Una volta arrivati a  Mahamad, occorreva la classica prova del nove per incastrarlo: la ragazza lo ha riconosicuto - perchè visto bene in faccia, trovandoselo davanti dopo lo schiaffo,  e non come accaduto in tanti casi con  scippi-rapina messi a  segno alle spalle -  e da quella foto indicata  come il suo rapinatore, la polizia ha chiesto al pm  Patrizia Castaldini di emettere l’ordine di cattura, accolto dal giudice Piera Tassoni e  concretizzato nel pomeriggio di mercoledì. Il giovane marocchino non ha un’abitazione, è irregolare, a suo carico ha un ordine di espulsione e lo cercavano da giorni.

Sapevano gli inquirenti che il suo giro d’azione faceva riferimento alla stazione ferroviaria, forse perchè «pendolare», faceva i colpi, scappava e poi tornava a casa, in treno, come avrebbe dovuto fare quando lo hanno arrestato. Sul dove e come sono in corso accertamenti così come sono in corso indagini sui collegamenti dell’«uomo in nero» con tutti gli altri casi, molti analoghi, ma altri ancora  vedono sulla scena della rapina   anche tre persone.  Vedremo cosa dirà  Mahamad, oggi, all’interrogatorio in carcere difeso dall'avvocato d'ufficio, Laura Cosentino.
 

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