La Nuova Ferrara

Ferrara

Riconosciuto e incastrato In carcere l’«uomo in nero»

di Daniele Predieri
Riconosciuto e incastrato In carcere l’«uomo in nero»

La polizia ha arrestato un 22enne marocchino, Faida Mahamad solo per uno scippo-rapina Derubò e schiaffeggiò il 29 febbraio una donna. E’ sospettato di essere lo scippatore seriale

3 MINUTI DI LETTURA





L’hanno arrestato in stazione mentre stava per fuggire, prendendo il treno locale verso Venezia. Da giorni lo cercavano, da 4 giorni, da quando il giudice Piera Tassoni aveva firmato l’ordine di cattura per rapina, una sola rapina, dello scippatore, l’«uomo in nero». Faida Mahamad, 22 anni, cittadino marocchino si trova ora in carcere con l’accusa di un solo episodio, uno scippo-rapina che risale al 29 febbraio scorso, ma i sospetti - e anche tanti indizi - dicono che sarebbe lui l’autore di quasi una ventina di altri episodi, da dicembre/gennaio fino agli ultimi giorni.

Però, per arrivare a contestare questi fatti, la lunga serie di scippi - 19 quelli conteggiati - che da mesi macchiano le pagine delle cronache cittadine, non basta il chiacchiericcio di Facebook che si accavalla nei post delle notizie di questi giorni. Occorrono riscontri, prove, riconoscimenti da parte delle vittime, da mettere nero su bianco negli atti giudiziari. Tutto ciò che la squadra mobile ha già trovato per incastrare il giovane marocchino, almeno per la rapina del febbraio scorso, mentre per tutta la serie degli altri colpi le indagini sono in corso. Quel giorno di febbraio, anzi quella sera, alle 19.30, una ragazza che era uscita dal lavoro si stava recando al parcheggio all’angolo tra via Manini e via Cavour, quando, vedendo tre ragazzi nordafricani, impaurita, prese il cellulare per chiamare il proprio fidanzato. Poco dopo uno dei tre le si è avvicinato - forse perchè sospettava chiamasse la polizia e questo la dice lunga su ciò che accade in città - e, portandosi davanti a lei, l’ha prima schiaffeggiata e poi le ha strappato il cellulare dalle mani. Prima di colpire, però, l’uomo si era messo il cappuccio in testa di un giubbotto scuro. Nero. Una firma, per cui è diventato «l’uomo in nero», ricorrente in quasi una ventina di scippi-rapine non solo nelle ultime settimane, ma ricordiamo 5 di questi, i più violenti, avvenuti tra dicembre e gennaio.

La ragazza rapinata è stata fondamentale per incastrare Faida Mahamad: senza il suo riconoscimento non poteva scattare il reato di rapina, al più la ricettazione. E senza l’elemento di prova fondamentale fornita dalla ragazza, non sarebbe in carcere, ora, il presunto «uomo in nero». A lui gli ispettori della squadra mobile coordinati dal dirigente Andrea Crucianelli sono arrivati seguendo le tracce del telefonino rapinato. Hanno prima individuato il telefono Samsung, e scoperto che era in possesso di uno straniero che ha poi indicato Mahamad come la persona che glielo aveva venduto. Una volta arrivati a Mahamad, occorreva la prova per incastrarlo: la ragazza lo ha riconosicuto - l’aveva visto bene in faccia, trovandoselo davanti dopo lo schiaffo, e non come accaduto in tanti casi con scippi-rapina messi a segno alle spalle - e in quella foto ha indicato il suo rapinatore. Così la polizia ha chiesto al pm Patrizia Castaldini di emettere l’ordine di cattura, accolto dal giudice Piera Tassoni e concretizzato nel blitz in stazione di mercoledì. Il giovane marocchino non ha un’abitazione, è irregolare, a suo carico ha un ordine di espulsione e lo cercavano da giorni. Sapevano gli inquirenti che aveva come riferimento la stazione ferroviaria, forse perchè «pendolare», faceva i colpi, scappava e poi tornava a casa, in treno, come avrebbe voluto fare prima che arrestassero. Sul dove stesse andando sono in corso accertamenti, così come sono in corso indagini sugli altri casi, analoghi e altri che vedono sulla scena della rapina almeno altre due persone. Chiarirà tutto lui, forse, oggi, all’interrogatorio in carcere.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google