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Uomini e donne diversi anche per i farmaci. «Una legge per la medicina di genere»

La deputata ferrarese Paola Boldrini
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La deputata ferrarese Paola Boldrini

Presentata la proposta promossa dalla deputata ferrarese Paola Boldrini. Gli esperti: il corpo reagisce in maniera diversa anche ad alcune malattie

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FERRARA. L’approccio di genere in sanità potrebbe cambiare profondamente il modo di curare gli uomini e le donne.  L’istituzione di un Osservatorio nazionale, specifiche linee guida, dati scientifici ed economici attenti a maschi e femmine, una relazione annuale da presentare in Parlamento: sono questi alcuni degli strumenti individuati e previsti nella proposta di legge che reca disposizioni per l’applicazione e la diffusione della medicina di genere nel nostro Paese. Proposta che è stata presentata nei giorni scorsi a Roma, alla Camera dei Deputati e che ha come obiettivo prioritario la promozione di una medicina in grado di individuare e rispondere alle diverse esigenze di salute di uomini e donne.

«La proposta di Legge 3606 - dichiara Paola Boldrini, deputata Pd ferrarese e prima firmataria insieme ad altri 20 deputati di tutti i gruppi politici - prevede la divulgazione, la formazione e l’indicazione di pratiche sanitarie inerenti la ricerca, la prevenzione, la diagnosi e la cura basate sulle differenze derivanti dal sesso e dal genere, inoltre promuove la ricerca scientifica e l'informazione pubblica in materia di medicina di genere, così come la formazione del personale medico e sanitario».

La medicina di genere non è medicina delle donne, piuttosto si tratta di un innovativo modo di curare uomini e donne tenendo conto non solo delle differenze legate agli organi riproduttivi ma anche, e soprattutto, al contesto sociale e psicologico di riferimento. Se non valutate e rispettate le differenze di genere compromettono l’equità, l’appropriatezza della cura e il rispetto del diritto alla salute. «In tal senso – afferma Federico Gelli, responsabile Area Sanità del Pd e componente della Commissione Affari Sociali  – le ricadute in termini propositivi che si avrebbero inserendo questa legge nel Piano sanitario e poi a livello delle Regioni, sarebbero inestimabili. Le politiche di genere rappresentano un vero e proprio salto di qualità che l’Italia deve affrontare, un volano per l’economia e la cultura di questo Paese».   

Negli ultimi quindici anni sulla scia di quanto accadeva in Europa e nel mondo, l’Italia si è mossa sul fronte della medicina di genere attraverso il lavoro e l’impegno di diverse istituzioni e associazioni. E’ aumentata di pari passo anche l’attenzione di clinici e ricercatori che hanno cominciato a indagare sui vari aspetti delle differenze di genere e sulle influenze che queste hanno rispetto alla salute di uomini e donne. «Il genere è un fattore così trasversale – afferma Fulvia Signani, psicologa dell’Asl e dell’Università di Ferrara -  da rappresentare la prima tangibile azione di cura personalizzata. Per esempio, trattare il tema della depressione in un’ottica di genere, porta a rovesciare lo stereotipo secondo il quale la depressione è donna». Mentre Roberto Manfredini, professore ordinario di Clinica Medica all'Università degli Studi di Ferrara, esperto di ritmi biologici e genere, sottolinea le caratteristiche di una patologia cardiaca poco nota, la Tako-Tsubo, che ha effetti di reversibilità positiva per le donne, mentre per gli uomini è causa di morte. La proposta di Legge promuove all’articolo 2 la ricerca biomedica, farmacologica  e socio-psicologica di genere, auspicando così l’arruolamento delle donne nei trials clinici.

«Le donne sono le maggiori consumatrici di farmaci ma purtroppo fino ad oggi sulla popolazione femminile si è sperimentato ben poco – dice Teresita Mazzei, professore ordinario di Farmacologia all'Università degli Studi di Firenze e coordinatrice della Commissione Fnomceo dedicata alla medicina di genere - le donne assumono più antibiotici, più antidolorifici e più farmaci cardiovascolari, li assorbono in maniera diversa e vanno incontro più spesso a effetti avversi che sono una delle principali  cause di ricovero (59%), anche perché questi farmaci sono stati studiati in prevalenza sugli uomini».
La proposta di legge chiede al Ministero della Salute alcune azioni, tra cui l'adozione di linee guida attente al genere per la gestione delle diverse patologie e l'istituzione di un Osservatorio nazionale.  «Quest’ultimo con l’obiettivo – sottolinea Paola  Boldrini - di raccogliere, coordinare e trasferire dati epidemiologici e clinici al fine di assicurare il raggiungimento dell'equità nel diritto alla salute». Inoltre, prevede una relazione annuale da trasmettere alle Camere, sulle azioni di sostegno attuate nel territorio.

«Speriamo che questa legge possa trovare una realizzazione in tempi brevi - auspica l’onorevole Gelli – perché se inserita nel Piano sanitario nazionale, permetterà' alle Regioni di recepire nei loro Piani di programmazione regionale un'indicazione con importanti ricadute a fini epidemiologici, assistenziali e terapeutici».  Questa Legge non prevede nuovi oneri a carico della finanza pubblica questione non da poco considerati i tagli. «I tempi sono maturi - conclude la deputata ferrarese - sono ottimista che possa andare in porto prima della fine della legislatura».


 

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