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Colpì la donna ad un orecchio. Poi scippo e fuga col complice

Colpì la donna ad un orecchio. Poi scippo e fuga col complice

Interrogatorio in carcere per Faida: "Non sono io l'uomo in nero che cercate a Ferrara"

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FERRARA. «Non sono io lo scippatore in nero»: in un paio d’ore davanti al giudice Piera Tassoni e assistito dall’avvocato Laura Cosentino, Mahamad Faida, il giovane marocchino 22enne arrestato con ordine di cattura dopo indagini di procura e polizia, ieri ha cercato nel suo italiano stentato (parla solo arabo e non francese come indicato negli atti) di spiegare che lui non c’entra nulla con lo scippo-rapina del 29 febbraio scorso, ad una donna cui venne strappato dalle mani il telefonino e che venne aggredita anche per lo zainetto che aveva a tracolla. Ma per Faida, tutti gli elementi raccolti a suo carico, possono bastare, al momento per farlo restare in carcere.

E sugli altri scippi-rapine? «Al momento la sola contestazione - riferisce il suo legale d’ufficio - è per un fatto, per altri non è dato sapere e ci sono indagini in corso. Capisco e comprendo l’allarme sociale che hanno avuto questi fatti, ma ribadisco - sottolinea l’avvocato Cosentino dopo l’interrogatorio - che pur avendo letto le cronache cittadine sui probabili sospetti, non essendovi nessuna formale contestazione, ci dobbiamo attenere agli atti giudiziari». Solo su una rapina. E dire che sono tanti, tantissimi, «troppi» - aggiunge un inquirente - gli scippi-rapina di questi mesi: talmente tanti che quelli conteggiati sulle cronache non sono tutti quelli accaduti. Ad esempio dello scippo rapina del 29 febbraio, avvenuto tra viale Cavour e via Manini che ha portato in cella Mahamad, non c’è traccia nelle cronache. E allora, il rischio è che si trovi una sorta di capro espiatorio per tutti questi colpi, mentre le indagini potrebbero mettere in luce che sicuramente ci sono complici che hanno aiutato Faida (almeno nel caso denunciato e per cui è in carcere), e che in altri casi è segnalata la presenza, sulla scena degli scippi, di almeno tre persone. L’ipotesi è che potremmo trovarci di fronte ad altri scippatori seriali, gruppi di giovani stranieri (è possibile) -pendolari della criminalità. li chiamano adesso gli inquirenti - che arrivano in città, colpiscono e poi scappano: anche queste ipotesi e nulla più. Per quanto riguarda Faida, nei prossimi giorni ha spiegato l’avvocato, con un interprete arabo «cercherò di spiegare e valutare meglio la sua posizione, che gli è stata già spiegata a lungo dal giudice e da me stessa, durante l’interrogatorio».

Dagli atti a suo carico emerge, comunque, la assoluta violenza con cui Faida è accusato di aver rapinato la donna nel febbraio scorso: Faida- questa l’accusa che lo ha portato in carcere - prima aveva cercato di strapparle lo zainetto che aveva a tracolla, ma dopo la pronta reazione della donna le avrebbe strappato il telefono dalle mani (usato per chiamare il compagno, perchè impaurita alla vista di Faida e altri due) e poi l’avrebbe colpita con violenza all’orecchio sinistro per farle mollare la presa.

I complici? Sulla scena dello scippo del 29 febbraio non c’è solo Faida. Gli altri due lo avevano aspettato. Dopo la rapina (cellulare) e la tentata rapina (zainetto), il ragazzo marocchino è scappato in bicicletta assieme ad uno degli altri, che si era fermato apposta per caricarlo e aiutarlo nella fuga: complici, dunque, che potrebbero essere gli stessi di tanti altri colpi. Ma sono solo supposizioni, ipotesi e indizi. Servono riscontri e questi al momento mancano. Per Faida, i riscontri della rapina di febbraio sarebbero diversi: sia il riconoscimento della donna che della persona che comprò il cellulare da Faida per 30 euro.

Daniele Predieri

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