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Sindacati preoccupati «Qual è il piano industriale?»

Sono preoccupati e non lo nascondono, i rappresentanti nazionali dei bancari. «Nemmeno a noi danno informazioni ufficiali sulle offerte non vincolanti per Nuova Carife e le altre banche in vendita,...

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Sono preoccupati e non lo nascondono, i rappresentanti nazionali dei bancari. «Nemmeno a noi danno informazioni ufficiali sulle offerte non vincolanti per Nuova Carife e le altre banche in vendita, ma da quanto ci risulta è vero che ci sono solo fondi internazionali e non facciamo certo salti di gioia - spiega Giulio Romani, segretario generale First Cisl - Al di là di quale fondo risulterà poi il prescelto, siamo in una situazione completamente inedita per l’Italia, all’oscuro del progetto industriale di questi soggetti che mai hanno gestito una nostra banca e si preparano, presumibilmente, a guidare un gruppo bancario di medie dimensioni. C’è solo un precedente, in Banca Popolare di Milano, ma il meccanismo particolare delle popolari ne fa un caso a parte». La principale preoccupazione dei sindacati è relativa al personale di Nuova Carife e delle altre tre banche in vendita, «se il fondo acquirente agirà per massimizzare i profitti nei 2-3 anni, è probabile che agirà subito sulle filiali meno performanti, senza lasciare loro il tempo di recuperare. A questo - ragiona Romani - bisogna aggiungere il peso dei possibili tagli nelle direzioni generali e nei servizi centrali, che sono appunto quattro».

Il problema dei potenziali esuberi è complicato dalle condizioni del Fondo esuberi bancari, sul quale è stato firmato da poco un accordo che allunga da 5 a 7 anno lo scivolo del pre-pensionamento: «La logica dell’accordo è chiara ma rischia di essere penalizzante per aziende come Nuova Carife e le altre tre - ragiona il segretario First Cisl - perché scarica un costo molto elevato sul bilancio del primo anno e se non c’è un consistente utile di partenza può creare problemi».

Quest’ultimo aspetto viene sottolineato anche da Massimo Masi, segretario generale Uilca Uil: «Rischiamo di avere a disposizione per queste banche solo gli ammortizzatori sociali ordinari, già il 29 aprile ne ho parlato con il ministro Padoan ma non è facile trovare una soluzione. Se ci si orienta sulla vendita in blocco, come sembra, è probabile che le direzioni generali siano subito coinvolte nella riorganizzazione». Masi entra anche nel merito dell’esito delle offerte non vincolanti, «non posso nascondere di essere preoccupato dall’assenza di banche italiane tra i potenziali acquirenti. La prossima settimana prenderemo contatto con il ministero per cercare di capire di più, al di là del riserbo che vincola tutti gli interessati. Quali considerazioni - conclude - si possono trarre dal fatto che non ci siano banche disposte a farsi carido dell’equivalente dello 0,53% degli attivi?».

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