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«Stazione, la chiusura notturna? Buona scelta ma da sola non basta»

Controlli notturni in stazione
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Controlli notturni in stazione

Commercianti d'accordo, perplesso il sindacato di Polizia Sap. Le Ferrovie: scelta già compiuta in tutta l'Emilia

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FERRARA. La stazione chiusa di notte? Bene, ma non basta. Difficile mettere d’accordo tutti - residenti, commercianti e forze di polizia - sulla decisione delle Ferrovie dello Stato di vietare l’ingresso nell’atrio della stazione e nella (piccola) sala d’aspetto nella fascia oraria - tra mezzanotte e le 5 - in cui sui binari si ferma il minore numero di treni (quattro di cui tre a lunga percorrenza verso Roma e Trieste). «Non è una decisione che riguarda solo la città estense - chiariscono da Bologna le Ferrovie dello Stato - l’accesso notturno in alcuni spazi delle stazioni è stato già vietato nelle ore notturne in quasi tutte le città emiliane. Mancano ancora Ferrara e Bologna». Si cerca in questo modo «di evitare gli atti di vandalismo e gli effetti indesiderati di accessi impropri (persone sdraiate a terra, sporcizia), che possono rendere meno decoroso e presentabile il luogo al mattino, all’arrivo dei passeggeri. Da anni la società sta rinnovando le stazioni proprio per migliorare la qualità del servizio».

Per raggiungere i treni che passano di notte saranno tenuti aperti dei varchi esterni, ai quali non si accederà attraverso l’atrio e la sala d’attesa. Il provvedimento dovrebbe scattare nei prossimi giorni, comunque entro l’inizio di giugno. La notizia ha suscitato commenti favorevoli tra i numerosi commercianti che si sono insediati nell’edificio, tra la biglietteria e l’accesso ai binari. «La chiusura notturna è una buona cosa - commenta Marta Besantini, che gestisce l’edicola - al mattino qui troviamo di tutto: gente che dorme, bottiglie vuote, vomito e urina, non è una situazione facile nè per noi nè per l’utenza. Spero però che questa scelta non penalizzi chi deve prendere il treno in quelle ore». Sono d’accordo con la decisione anche al bar. «Effettivamente di notte e al mattino lo scenario è indecente: un dormitorio e a terra si trova di tutto, nell’atrio come sui marciapiedi. Non è solo una questione di immagine, ma di igiene», è l’opinione dei titolari. Simona Mingozzi, del Panificio Dellepiane, lo considera «un palliativo. Il vero problema è fuori, chi dorme qui dentro spesso si contiene. Altri entrano, litigano, bevono, escono e non si curano dei danni che fanno. La chiusura dell’atrio, poi, ci costringerà a passare per un varco e compiere un percorso solitario, di notte, con tutti i rischi connessi».

La tabaccaia, Michela Rossi, saluta con favore il provvedimento: «Ma il parcheggio - chiede - resterà aperto? Spero di sì». Più freddi i colleghi esterni, sull’altro lato di piazzale stazione. Nel bar, gestito da cittadini cinesi, sono preoccupati: «Poi verranno a dormire qui, davanti al mio locale? Spero che le forze dell’ordine verranno a controllare». E lì vicino, il parrucchiere Marco Bertazzini è convinto che «così chi sporca e rende meno vivibile e sicura la nostra città l’avrà vinta. Che ne dice il governo di costruire magari qualche carcere in più? Forse ci sarà meno gente (poco raccomandabile) in giro in quelleore di notte».

Il “vietato entrare” anti-bivacco lascia perplesso anche il sindacato Sap (polizia), che chiede a prefetto e questore «di impegnarsi a fare di più». Più utili sono ritenuti il ripristino del «poliziotto di quartiere», i controlli della Finanza sugli affitti in nero e un «migliore impiego del personale». (gi.ca.)

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