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«Aiutateci a riqualificare la Gad»

di Samuele Govoni
«Aiutateci a riqualificare la Gad»

Ferrara, contro il degrado della stazione ci prova il Bender bar. Alesci: cambiare è possibile

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FERRARA. «Abbiamo cominciato un paio di anni fa a progettare e organizzare una serie di attività che sono poi sfociate in un coworking, ovvero uno spazio condiviso in cui hanno trovato “casa” diverse realtà. Dalla sala prove Binario 01 all’associazione fotografica Feedback, passando per un gruppo di teatro e il collettivo di artisti riunito sotto il nome di Vida Krei, fino ad arrivare a una serie di uffici assicurativi».

Capofila di tutto è il Bender bar, ovvero il locale che ha ridato vita a quello che un tempo era il Dopo lavoro ferroviario. «Quando abbiamo iniziato il percorso di riqualificazione - raccontano Giuseppe e Aldo Alesci, rispettivamente figlio e padre - la zona era parecchio degradata, in giro si vedeva un po’ di tutto ma non ci siamo certo dati per vinti e abbiamo perseguito il nostro obiettivo: dare nuova linfa vitale a questo luogo attraverso attività socio-culturali». E a conti fatti, in questi ventiquattro mesi, settimana più settimana meno, di cose ne sono state fatte tante: concerti, appuntamenti, presentazioni, incontri, dibattiti, feste e ogni volta le persone non sono mai mancate; anzi, ne sono passate a migliaia.

«Con le nostre attività e i nostri eventi vogliamo tenere lontano un certo tipo di gente e avvicinarne un altro, vogliamo far capire che la zona Gad non è solo degrado e che, insieme, si può dare vita a un vero e proprio percorso di riqualificazione urbana». Gli Alesci, che per questi anni hanno proseguito “a testa bassa” senza chiedere aiuto a nessuno, ora rompono il silenzio perché stanchi dalle esasperazioni continue che «non fanno altro che peggiorare la situazione della zona Gad». «Facciamo un appello al Comune, alle associazioni presenti nel quartiere, alla circoscrizione e chiediamo loro di aiutarci in questo progetto di riqualificazione. Da soli - prosegue Giuseppe - non è semplice ma insieme possiamo creare un’alternativa. Siamo aperti a nuove idee e collaborazioni per rispondere in maniera concreta e propositiva a ciò che accade. Ci siamo resi conto - conclude - che quando ci sono le nostre iniziative non succede niente e bisognerebbe creare più eventi di questo tipo piuttosto che diffondere tensione. La paura c’è già ma va combattuta e non cavalcata sennò crolla tutto, compresi gli sforzi fatti fino ad ora».

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