La Nuova Ferrara

Ferrara

«La mia Cgil aprirà le porte ai giovani»

di Marcello Pradarelli
«La mia Cgil aprirà le porte ai giovani»

«Mi preoccupa la deriva di intolleranza che sta vivendo la città». «Il Patto regionale per il lavoro va messo in pratica»

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Alle 9.38 Cristiano Zagatti è arrivato a Ponte, ha parcheggiato la sua Note Nissan fuori dagli spazi, ma senza che intralciasse (un po’ di trasgressione ci vuole) ed è entrato nel centro Il Quadrifoglio dalla porta di servizio: completo marrone e cravatta rossa intonata con il quadratino della Cgil appuntato sul bavero. La prima a dargli il benvenuto è Luana Vecchi, una vita nel sindacato e nelle battaglie per le donne. Un bacio, un abbraccio e un apprezzamento a voce sufficientemente alta perché il giornalista possa sentire «Abbiamo dei bravi giovani». Cinque ore e mezza dopo Cristiano Zagatti sarà eletto a scrutinio segreto segretario generale della Cgil dall’assemblea provinciale, organismo di 160 persone. Nel salone del Quadrifoglio ce n’erano 143: 125 (l’87,4%) lo hanno votato; 14 gli astenuti e 4 i contrari. Parlargli al telefono è un’impresa che riesce solo alle 17 dopo quasi due ore di tentativi.

Finalmente.

Non riuscivo a rispondere, sono stato tempestato di chiamate, non avrei mai immaginato.

È il prezzo da pagare quando si diventa segretario. C’è meno tempo per tutto. Meglio l’87% che il 99%?

Penso proprio di sì. Il voto segreto è una bella regola, un’importante modalità per il funzionamento della democrazia interna.

Dove si trova adesso?

Sono appena entrato in ufficio alla Camera del lavoro. Sto riordinando le cose e le idee, anche perché Raffaele stasera prende il treno per Roma e domani non c’è più.

Quando ha saputo che probabilmente sarebbe stato il nuovo segretario della Cgil?

Un mese e mezzo fa. Di norma per eleggere il segretario generale si attende il congresso, ma c’è stata un’accelerazione imprevista, che ha generato qualche preoccupazione, ma penso che il gruppo dirigente della Camera del Lavoro sia assolutamente capace di gestire questa accelerazione e far fronte alla responsabilità che comporta gestire un’organizzazione di quasi 80 mila iscritti.

Cosa deve fare oggi la Cgil?

Noi della Cgil dobbiamo essere sempre presenti sul dibattito pubblico, non solo sulle questioni inerenti il mondo del lavoro. Mi preoccupa molto la deriva di intolleranza che stiamo vivendo in questa città e dobbiamo far sentire la nostra voce.

Si riferisce alle recenti manifestazioni leghiste?

Mi riferisco al rischio di scivolare su un terreno che può andare oltre l’intolleranza. L’articolo numero uno dello statuto della Cgil parla chiaro: noi siamo per la “piena eguaglianza di diritti e di doveri nel pieno rispetto dell’appartenenza a gruppi etnici, nazionalità, lingua, fedi religiose, di orientamento sessuale..”. Nè populismo, nè buonismo. La regola è uguali diritti e uguali doveri, per tutti».

Questo voler essere presenti nel dibattito pubblico sembra dar ragione a chi parla di nascente partito della Cgil.

Non siamo un partito nel modo più assoluto. Siamo una rappresentanza sociale, nella Cgil convivono anime diverse con appartenenze politiche trasversali. La nostra autonomia si fonda sulla capacità progettuale, sulla elaborazione programmatica con cui andiamo al confronto datori di lavoro, istituzioni, forze politiche.

Mi hanno sussurrato che poco fa all’assemblea provinciale ha speso molte parole suoi giovani.

Il quadrato rosso della Cgil deve essere uno spazio aperto ai giovani per organizzarsi e far vivere le loro istanze. Dobbiamo scardinare porte e finestre della Camera del lavoro per aprirci a tutti ricordandoci che la Cgil è di proprietà dei lavoratori (a proposito di giovani, Zagatti va fierissimo delle sue “tre “bellissime figlie” , una di 17 e due di 14).

Non sarete un partito, ma state promuovendo referendum a un ritmo che sembra quello che aveva il partito radicale di qualche anno fa.

Non è mai stata pratica della Cgil promuovere referendum, è un fatto straordinario ma necessario. La proposta di legge di iniziativa popolare per la “Carta dei diritti universali del lavoro” non può avere gambe se non abroghiamo l’utilizzo dei vaucher, se non ripristiniamo il reintegro per chi è licenziato illegittimamente. Sono state stravolte alcune regole del mercato del lavoro...

Insomma ce l’avete con il governo.

Sono venute meno le buone relazioni. Siamo molto critici anche sulla Legge di Stabilità: non crea lavoro, incrementa le disuguaglianze, affida la ripresa unicamente al mercato aumentando il potere delle imprese.

A livello locale va meglio?

Il Patto per il Lavoro sottoscritto in Regione da tutti i soggetti rappresenta una grande scelta di politica economica alternativa a quella praticata dal governo. La Cgil è interessata a tradurlo in modo costruttivo a livello locale. Ci auguriamo che il Comune di Ferrara, ora che il ruolo della Provincia è venuto meno, possa fare da raccordo perché non possiamo permetterci di buttare via le risorse dei fondi Ue e regionali. Anche a Comacchio è stato siglato un importante patto per il lavoro.

Lei quando ha cominciato a fare attività sindacale?

Nel 2000 da dipendente del Sant’Anna ho fatto le prime esperienze occupandomi dei turni di lavoro. Poi ho fatto tutta la trafila dentro la funzione pubblica, sanità, enti locali, ma anche temi ambientali, fino al 2010 quando sono diventato segretario della Funzione pubblica.

Il prossimo impegno da segretario di tutta la Cgil?

Metterò subito in agenda un direttivo per condividere con tutti i dirigenti i progetti da mettere in campo.

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