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La violentò nell’auto: pena di 3 anni e 4 mesi

La violentò nell’auto: pena di 3 anni e 4 mesi

Si erano conosciuti in discoteca. Lei era minorenne, lui aveva 22 anni. La difesa: troppe incongruenze. La parte civile: verdetto importante per le donne

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COMACCHIO. Si erano conosciuti in una sera di primavera in discoteca, ai Lidi. Lui 22 anni all’epoca dei fatti, lei ancora minorenne, 17, entrambi residenti nel territorio della provincia ferrarese ma in due comuni diversi.

Era iniziata con un approccio piacevole per entrambi, è finita malissimo, nella notte fra il 25 e il 26 aprile 2015, nell’abitacolo di un’auto dove uno scambio di effusioni - ha stabilito ieri la sentenza di primo grado pronunciata dai giudici Luca Marini, Anna Ghedini e Alessandra Testoni - si è trasformato in uno stupro. L’imputato, Arslan Afzal, nato in Pakistan ma residente in provincia da alcuni anni, è stato condannato a 3 anni e 4 mesi di pena e al pagamento immediato di una provvisionale di 20mila euro. L’accusa, rappresentata in aula dal pm Giuseppe Tittaferrante, aveva chiesto 5 anni. Il processo si è concluso in mattinata dopo la requisitoria e le arringhe degli avvocati, e di fatto si è sviluppato attorno a un interrogativo: l’atto sessuale, consumato in un’auto parcheggiata nei pressi della discoteca nella quale i due giovani si erano incontrati, è avvenuto col consenso di entrambi? La ragazza ha negato di essere d’accordo e i giudici l’hanno ritenuta attendibile pur avendo riconosciuto al giovane le attenuanti generiche.

Stando a quanto è emerso nel processo, che si è svolto a porte chiuse, i due dopo essersi incontrati per caso quella sera stessa erano usciti all’esterno del locale e, dopo aver chiacchierato per un po’ di tempo, erano saliti in auto.

La giovane era accompagnata da un’amica, l’imputato da un amico. Afzal con la ragazza aveva occupato il sedile posteriore, dove avrebbe dapprima iniziato a palpeggiare la giovane e poi l’avrebbe violentata senza fermarsi quando la diciassettenne - in più occasioni - gli avrebbe espresso il suo rifiuto ad andare oltre. L’amico dell’imputato e l’amica della parte lesa sono stati ascoltati come testimoni ma hanno dato versioni opposte sullo svolgimento dei fatti. Tra i testimoni è stato sentito nei giorni scorsi anche il tenente Andrea Coppi, della compagnia di Comacchio, che ha ricostruito le meticolose indagini che avevano consentito di indicare l'imputato come responsabile del reato. La difesa, pur attendendo le motivazioni della sentenza, è orientata a ricorrere in appello per «le incongruenze emerse nel dibattimento e per alcuni aspetti che a nostro avviso dovevano essere maggiormente approfonditi». L’avvocato di parte civile, Elisa Cavedagna, si dice «soddisfatta» del verdetto. «È’ stato riconosciuto - il commento del legale - che una ragazza, e più in generale una donna, deve essere consenziente fino alla fine del rapporto sessuale. Per questo motivo è una sentenza importante».

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