Quando l’accoglienza si perfeziona con la cittadinanza
Storie di stranieri che oggi diventano ufficialmente italiani. In un anno 600 nuovi ferraresi con un aumento del 45%
FERRARA. Sarah (25 anni) e Imane (21) sono due sorelle marocchine che vivono da 12 anni a Ferrara, in uno degli appartamenti del Grattacielo. Judith è una donna camerunense di 40 anni, nella nostra città da 13 e qui ha scelto di far nascere i suoi tre figli di 12, 10 e 4 anni. Nataliya è invece ucraina, 40 anni, sposata da 5 con un ferrarese e nel suo trasferimento in Italia avvenuto una decina di anni fa ha portato sua figlia ora quindicenne. Tre storie di immigrazione e integrazione, raccontate ieri davanti all’assessore comunale ai servizi demografici Simone Merli e all’ufficiale di Stato Civile Stefano Ferrari, durante la cerimonia di giuramento per il conferimento della cittadinanza italiana agli stranieri.
Da oggi - il provvedimento entra infatti in vigore il giorno successivo il giuramento - queste donne sono ufficialmente italiane e soprattutto sono ferraresi. Con loro, anche le altre nove persone che ieri mattina hanno fatto analogo giuramento e ricevuto una copia della Costituzione italiana.
A Ferrara nell’ultimo anno sono stati circa 600 gli stranieri che hanno conseguito la cittadinanza dal Comune di Ferrara, in maggioranza per motivi di residenza, ma ci sono quelli che la acquisiscono anche mediante matrimonio. Negli ultimi anni la popolazione di Ferrara non ha subito un crollo demografico - visto che il saldo tra natalità e mortalità è sempre ampiamente in passivo - proprio perché c’è stato l’apporto di gente proveniente da oltre confine. In tre anni il rilascio di cittadinanze italiane a stranieri è aumentato del 45% ed è destinato a crescere ulteriormente.
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Sarah, Imane, Judith e Nataliya, da oggi per loro Ferrara sarà a tutti gli effetti la loro vera città. La loro è una storia che le accomuna, una storia di immigrazione e accoglienza che deve far riflettere, soprattutto in questi giorni dove in città sono arrivati schizzi di razzismo che non fanno onore a nessuno. La cultura della diffidenza verso lo straniero corre il rischio di travolgere quei valori di civiltà e quesi sentimenti di rispetto che sono alla base della democrazia e di quella Carta Costituzione che è stata donata proprio ai neo cittadini italiani.
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In quel giuramento, letto con l’emozione di chi è contento di aver coronato un sogno di diventare a tutti gli effetti cittadino e parte integrante della nazione e della città che li ha accolti, c’è l’essenza della civiltà che non fa distinzione del colore della pelle delle persone o del loro passaporto originario. Nel caso di Judith e Nataliya, questo nuovo status di cittadine italiane comporterà il fatto che anche i loro figli, essendo tutti minorenni, acquisiranno automaticamente la cittadinanza italiana. In questo modo il numero di nuovi ferraresi aumenta ancora. I nuovi cittadini, oltre alla loro cittadinanza originaria che non decade, avranno come prioritaria quella italiana.
Vedere queste persone per bene, il loro entusiasmo e la felicità di essere completamente integrate nella comunità e anche motivo di orgoglio per Ferrara, che tante volte si è distinta come città veramente accogliente e solidale.
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