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Bonifica, più flessibilità per gestire gli aumenti

di Marcello Pradarelli
Bonifica, più flessibilità per gestire gli aumenti

La Regione approva la delibera che concede maggiore autonomia ai Consorzi. Un provvedimento quasi ad hoc per dipanare il caso ferrarese dopo le proteste

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Non c’è scritto da nessuna parte ma è una delibera “a misura del Consorzio Bonifica di Ferrara” quella che è stata adottata dalla giunta regionale per rendere più flessibile l’applicazione delle nuove contribuzioni. La delibera consentirà agli 8 Consorzi dell’Emilia Romgana di graduare a loro piacimento gli aumenti, quando essi siano superiori (o inferiori) al 20% rispetto all’anno precedente e con valori assoluti compresi tra zero e 100 euro per i Consorzi di pianura (da 0 a 50 per i Consorzi di montagna). In precedenza sui valori assoluti l’asticella era fissa e si poteva graduare solo per aumenti da 100 euro in su.

Di fatto queste forti variazioni e le relative proteste si sono registrate solo nel Ferrarese. Va detto che i nuovi criteri non sono in sè penalizzanti, semplicemente distribuiscono diversamente rispetto a prima il costi della bonifica tra i proprietari di immobili (case e terreni): ad esempio a Ferrara città moltissimi proprietari pagheranno di meno. Mentre mediamente nelle zone depresse del Basso Ferrarese (e non solo) il contributo è lievitato moltissimo. Le linee guida stabiliscono infatti i benefici (beneficio idraulico, di scolo, di difesa; beneficio di disponibilità e regolazione idrica)) di cui godono gli immobili per effetto dell’attività del Consorzio di Bonifica. A questi parametri poi si applica la rendita catastale dell’immobile e salta fuori il tributo da pagare. Il meccanismo alla fine è analogo a quelli dei millesimi con cui si ripartiscono le spese fra i proprietari che abitano in un condominio

Ora il Consorzio Bonifica di Ferrara potrà giostrare più liberamente; le tariffe calcolate col nuovo sistema restano valide, ma l’impatto per chi subirà degli aumenti potrà essere diluito nel tempo (5 anni). Le modalità e la gradualità le deciderà il cda del Consorzio nei prossimi giorni: «Ho letto il comunicato delle Regione - dice il presidente Franco Dalle Vacche - ora aspettiamo di avere la delibera in mano, poi decideremo». I circa 4.000 contribuenti per i quali la gradualità è già scattata (avevano superato il doppio tetto del 20% e dei 100 euro di valore assoluto) non riceveranno ulteriori comunicazioni. Restano da definire, in base alla nuova delibera, le posizioni di diverse migliaia di contribuenti: un calcolo non è possibile, tutto dipende dove il Consorzio fisserà l’asticella. Quanto ai pagamenti, il consiglio che viene dal Consorzio è di pagare la prima rata e di attendere le comunicazioni con gli eventuali ricalcoli del tributo.

L’assessore regionale all’agricoltura Simona Caselli ritiene che la maggiora autonomia concessa ai Consorzi sia la soluzione idonea per le situazioni più complesse, che apoartengono quasi per intero alla nostra provincia: «Siamo alla fine di un lavoro iniziato quattro anni fa con la riforma dei Consorzi, passati da 15 a 8, a me è toccata questa parte per certi versi più antipatica. I criteri fissati per la contribuzione sono difficilmente criticabili, si è infatti stabilito di omogeneizzzare su tutta la regione i crirteri con cui calcolare il beneficio che l’attività di bonifica determina sui beni immobili. Il principio - esemplifica l’assessore - è che se hai una casa che vale di più paghi di più». Simona Caselli rileva che su 175 mila contribuenti ferraresi, ve ne sono 88mila che pagheranno di meno.

Precisa anche che la Regione ha definito i criteri, ma non i contributi. «Quelli li decidono i Consorzi in piena autonomia, così come in autonomia decideranno ora come graduare gli aumenti in base alle loro esigenze. I soldi non vanno alla Regione, vanno ai Consorzi, che sono privati ma svolgono un importante ruolo a difesa del territorio, per cui anche noi ci teniamo che abbiano i bilanci in ordine».

A Ferrara si paga il tributo medio più caro: 191 euro, nel resto della Regione si va da 45 a 100 circa. Il motivo è presto detto: «Data la conformazione del territorio - spiega l’assessore - avete i costi più alti di gestione per il governo delle acque da spalmare su pochi contribuenti»: 175 mila soggetti tra cui vanno spalmati 33,2 milioni di euro di pagare.

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