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Ferrara in regione è la regina delle slot

Ferrara in regione è la regina delle slot

La stretta del Comune sui videogiochi. I tabaccai attendono i dettagli dell’ordinanza municipale

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Nel Ferrarese rappresenta un giro d’affari da decine di migliaia di euro, ma è anche una macchina vorace che consuma 1800 euro all’anno per ogni cittadino maggiorenne tanto che, secondo i dati dall’assessorato regionale alla Sanità, procura perdite pari al 5% del Pil territoriale. Sono i numeri del gioco d’azzardo, e che a fornirli sia l’assessorato alla Sanità è dovuto al fatto che spesso assuma connotati patologici, sfociando in dipendenze del tutto assimilabili a quelle indotte dalle sostanze stupefacenti, e come tali trattate dal Sert. Da qui la decisione del Comune, con l’ordinanza annunciata dall’assessore Chiara Sapigni all’ultimo consiglio comunale, di intervenire con un giro di vite sulle slot machine installate negli esercizi pubblici, limitandone gli orari e considerando anche l’opportunità di allontanarne la presenza da luoghi “sensibili”, come le scuole. Un orientamento di fronte al quale i tabaccai ferraresi restano, per ora, alla finestra, aspettando di pronunciarsi quando saranno specificati più nel dettaglio i contenuti dell’ordinanza comunale. Anche perché in materia il quadro è tutt’altro che uniforme e sono appunto le singole amministrazioni comunali a introdurre regole e paletti con specifici provvedimenti.

Quello che è certo è che la diffusione di slot machine nel Ferrarese non conosce crisi, e la nostra provincia è la seconda in Regione per concentrazione di “macchinette”: secondo i dati diffusi da Dataninja nel 2015, nel nostro territorio si registrano quasi 21 locali con slot ogni 10mila abitanti, superato solo da Piacenza. Tra i Comuni della provincia, è Comacchio a vincere il jackpot con 93 esercizi forniti di slot machine, pari a 1 ogni 245 abitanti. Sul lato opposto c’è Mirabello (2 esercizi su 3300 abitanti, ovvero 1 ogni 1650 persone), mentre a Ferrara la quota si attesta su 1 ogni 557 abitanti, ovvero 240 esercizi per 134mila cittadini. Ai bar e alle tabaccherie forniti di slot, si aggiungono le vere e proprie sale giochi, dove trovare le Vlt, ergo Video lottery Terminal: macchine collegate in rete tra loro e a un server centrale e che, a differenza delle normali slot, accettano anche banconote e non solo monetine. Le slot sono tarate per assicurare vincite pari al 70% rispetto alle giocate, una quota che è stata abbassata rispetto all’originario 75%.

Quello che resta - il 30% - del denaro immesso dai giocatori, viene suddiviso tra lo Stato, il concessionario, il gestore-manutentore e l’esercente. La fetta più consistente, il 17%, va allo Stato, il restante 13% se lo suddividono gli altri tre soggetti, con varianti che dipendono dal contratto di concessione. Nel 2014, in tutta Italia, il gioco d’azzardo ha mosso quasi 85 miliardi di euro.(a.m.)

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