La Nuova Ferrara

Ferrara

«Vogliono che il Palaspecchi resti così»

di Daniele Predieri
«Vogliono che il Palaspecchi resti così»

Il sindaco: «Il mio esposto è per i cittadini. Messe in discussione decisioni del consiglio, non possono farlo privati e Tv»

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Ha sopportato come Giobbe, tanto e troppo. E dopo avere sopportato tutto e di più sulla vicenda Palaspecchi ha presentato un esposto-denuncia alla procura: sorride nel suo studio, il sindaco Tiziano Tagliani, alla battuta su Giobbe e la sua biblica ma limitata sopportazione, e poi spiega perchè e come ha deciso di prendere carta e penna e scomodare il codice penale: allora, sindaco, perchè l’esposto?

«Tra i compiti di un sindaco e di una amministrazione rientra quello di tutelare le decisioni assunte dalle assemblee elettive e dagli organi di rappresentanza (giunta e consiglio comunale, ndr), soprattutto quando intervengano elementi di turbativa e distorsione: abbiamo presentato l’esposto perchè non abbiamo nulla da nascondere e ora aspettiamo che la verifica si compia da parte dell’autoritàgiudiziaria, affinchè si faccia tutta la chiarezza necessaria».

Ma questo atto non rischia di accendere una nuova miccia, non può esser visto come un atto di delega della politica alla magistratura, non sarebbe stato meglio tentare confronti e mediazioni?

«Nessuna miccia, io non mi sono mai sottratto a nessun confronto, ho aperto il consiglio comunale a qualsiasi discussione, ma in questa situazione è evidente l’uso strumentale di atti non solo giudiziari (esposti di Naomo, ricorsi al Tar e tanto altro ndr) che comunque hanno avuto l’intento di condizionare, ripeto, decisioni già adottate da assemblee elettive. Qui non stiamo discutendo di politica, non assistiamo da mesi a richieste di confronto politico, qui vengono messi in discussione interventi ed investimenti di società pubbliche e private e amministrazioni, e dunque ho ravvisato come non mai la necessità che si faccia chiarezza sulla vicenda».

Dunque, era inevitabile, l’esposto, addirittura con un “reatone”, quello di minacce a corpo politico (art.338)?

«Insisto, questa situazione per cui abbiamo presentato l’esposto in procura (già da due settimane, ndr) verte sul fatto che viene sistematicamente ostacolata una decisione adottata da organi legittimati dai cittadini, da parte di altri, persone e società anche private: e non vi sono solo riferimenti su Lodi nel nostro atto depositato».

E di più non vuol dire Tagliani, alludendo che nomi e fatti sono tanti altri.

«Ribadisco in tutto questo non c’entra nulla la politica, ma la difesa della correttezza di una delibera di contratto con Acer, approvata da aziende ed enti pubblici o privati (l’operazione di riqualificazione del Palaspecchi da parte di Ferrara 2008, con Acer, Parnasi, Vittadello e Consorzio depositi e prestiti,ndr)».

Il nodo di tutto è proprio l’avversità a questa riqualificazione del Palaspecchi.

«Quello che abbiamo voluto articolare nell’esposto è che gli interventi contro questa soluzione, pensata e decisa a Ferrara, non possa venir messa in discussione in sedi di società private e negli studi televisivi di tutta Italia, sedi non congrue, perchè non risponde alla corretta gestione di decisioni adottate».

Alla fine sarà un arbitro, la procura, a dover chiarire la complicata vicenda del Palaspecchi?

«Ci vuole un arbitro che valuti i fatti, precisi, che esponiamo, e io sarò pronto, con molta serenità, poi, ad accettare qualsiasi decisione della magistratura, anche nel caso dovesse escludere che i fatti che noi elenchiamo non abbiano la natura che sosteniamo nell’esposto: quella di condizionare decisioni adottate nell’interesse dei cittadini».

Quindi, il suo è un esposto giudiziario per la città?

«Lo spirito con cui abbiamo presentato l’esposto è quello di difendere gli interessi dei ferraresi. Occorre riflettere in modo deciso sul fatto che se non si chiude la pratica Palazzo degli Specchi con la soluzione e gli accordi che abbiamo trovato, per cui abbiamo lavorato in questi anni, non essendoci altra alternativa, Palazzo degli Specchi resterà così come è oggi per altri 30 anni: si vuole questo?»

C’è chi dice di abbatterlo, Nicola Naomo Lodi?

«Io come Comune non posso farlo, non ho risorse per comprare questo immobile per poi demolirlo: figurarsi, non ho nemmeno case per le persone che ne hanno bisogno: cosa faccio, pago 40 milioni di euro per demolire l’intero Palazzo?»

Ma è il pensiero di tanti, che compaiono nell’esposto con nomi, cognomi e fatti.

«Sintetizzo, per chiudere, il principio che ci ha mossi: come sindaco e come amministrazione, con molta serenità, abbiamo ritenuto vi fossero atti e fatti che andassero contro interessi pubblici: abbiamo segnalato tutto alla procura e attendiamo ora valutazioni, anche nel caso - ripeto - i magistrati non riuscissero a leggere nei comportamenti di diversi soggetti, non solo Lodi, il condizionamento sul lavoro che abbiamo fatto, solo per la città».

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