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In troppi fuori casa: sono ancora 657

In troppi fuori casa: sono ancora 657

A quattro anni esatti dal sisma, si sta avviando la ricostruzione della parte pubblica. L’opera più attesa, anche per le ricadute sulla comunità, è la Casa della Salute, nell’area dell’ospedale...

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A quattro anni esatti dal sisma, si sta avviando la ricostruzione della parte pubblica. L’opera più attesa, anche per le ricadute sulla comunità, è la Casa della Salute, nell’area dell’ospedale Borselli, con i lavori che inizieranno durante l’estate. Il cantiere dovrebbe durare 19 mesi. «La nuova Casa della Salute – spiega il sindaco Bergamini – dovrà essere un punto di riferimento anche per il resto dell’Alto Ferrarese. I due bandi sono molto corposi; prima ci sarà la costruzione delle nuove cliniche e dei nuovi corpi di fabbrica, poi la ristrutturazione della parte storica di Villa Borselli. Ci auguriamo che i tempi possano essere celeri per sbloccare anche questo cantiere». Ricostruzione vuol dire anche il recupero delle “delizie” del territorio, come la Rocca Possente (patrimonio Unesco), Casa Bottazzi e il municipio, per complessivi 3 milioni e 100 mila euro, oltre a Palazzo Mosti: un’azienda si è già aggiudicata i lavori, per 191mila euro. A ciò si aggiunge la parte monumentale del cimitero di Bondeno. Dati del 9 maggio parlano, poi, di 2916 ordinanze emesse nell’emergenza dopo-sisma. Anche se comincia a essere consistente il numero di quelle di revoca di inagibilità: 739. E sono 657 le persone sfollate che, ancora, non hanno potuto fare ritorno nelle loro case. La ricostruzione privata, procede per la Lega (che ha presentato interrogazioni in Regione) troppo lentamente

«Da bravi emiliani, siamo pazienti - spiega Bergamini - ma l’erogazione col contagocce dello Stato avanzamento lavori, fa sì che molte aziende che hanno lavorato alla ricostruzione, ancora non siano state pagate. Per cui, se siamo soddisfatti dell’inserimento nel Piano triennale di opere pubbliche delle nostre emergenze, non vorremmo che nel privato chi ha lavorato alla ricostruzione sia poi costretto a chiudere i battenti. Perché questa sarebbe una vergogna nazionale». (mi.pe.)

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