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danni per 60 milioni

Tredici chiese del centro vietate ai fedeli

Tredici chiese del centro vietate ai fedeli

Dei 25 templi danneggiati, ne sono stati riaperti soltanto 12 e tre solo in parte

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«Ci vorranno dieci anni - si disse allora - prima di vedere le chiese di Ferrara danneggiate dal terremoto del 20 maggio nuovamente aperte al pubblico».

Le già pessimistica previsioni dichiarate quattro anni fa all'indomani delle scosse del 2012 rischiano di essere inesatte perché il restauro completo sembra ancora molto lontano e pieno di incognite.

Dopo il sisma, nella ristretta zona della città erano 25 le chiese inagibili tra cui anche la Cattedrale che ha avuto bisogno di due chiusure forzate e nel futuro, dopo l'applicazione al soffitto di una rete anticrollo, ci sono altri interventi che comunque dovrebbero comportare solo chiusure parziali di porzioni del Duomo.

Tre chiese monumentali in questi anni sono state parzialmente riaperte e parliamo di San Francesco (agibile solo nel transetto), Santo Spirito (aperta dallo scorso dicembre una navata) e San Cristoforo alla Certosa (parzialmente aperta nei weekend - sabato pomeriggio e domenica mattina - e solo nella navata centrale). Quest'ultima sarà probabilmente quella che aprirà completamente per prima visto che il progetto di riqualificazione è già ben avviato.

Nel frattempo il processo di riapertura appare ancora molto lento e lungo, come conferma don Stefano Zanella, responsabile del Settore Tecnico della diocesi di Ferrara-Comacchio, anche perché molte chiese storiche hanno subito danni anche superiori a 2 milioni di euro. Parliamo ad esempio di San Domenico, la più danneggiata dalle scosse del 2012, le cui opere custodite all'interno state messe in salvo, il recupero appare molto problematico, così come la Chiesa dei Teatini e quella di San Paolo, già inagibile prima del terremoto, con il suo recupero che è stato affidato al Ministero. Non sono di proprietà della diocesi le due chiese inagibili della Madonnina di competenza del Comune e di San Carlo che appartiene all'azienda Usl. Le ultime chiese ad aprire in ordine di tempo sono state quelle di San Biagio e quella di Santo Stefano. Entro l'anno dovrebbero iniziare i lavori anche a San Benedetto, la prossima a riaprire. Nell’elenco delle prossime riaperture c’è d inserire anche Sant’Antonio abate, ma non ci sono ancora tempi precisi.

Restano ancora tante incognite sui tempi di recupero di almeno una decina di chiese ricche di storia e con all'interno capolavori di arte che meritano di essere preservativi. Complessivamente la stima dei danni per le chiese della diocesi si aggira sui sessanta milioni. E l'asticella per il completo recupero deve essere sposta in avanti nel tempo perché difficilmente nel 2022 tutte le 13 chiese ancora inagibili saranno riaperte al pubblico.

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