L’economia smart: «Condividere è ok»
Fino a domenica lo Sharing Festival esplora le nuove frontiere dello scambio. «Non ci sono solo i colossi». Camelot: così le famiglie accolgono gli immigrati
FERRARA. Ferrara è città capace come pochissime altre di generare manifestazioni culturali e una nuova "creatura" si può rintracciare in centro storico in questo fine settimana. Si tratta dello Sharing Festival, rassegna che esplora le tante facce dell'economia collaborativa: un cambiamento che passa dai colossi mondiali come AirBnb nel campo delle abitazioni e Uber in quello dei taxi, alle nuove start up in cerca di mercato. «L'economia della condivisione - ha spiegato la giornalista del Sole24Ore Alessia Maccaferri, nell'incontro di apertura - sta cambiando i modi di produrre e distribuire la ricchezza, invadendo spazi professionali e personali. Le piattaforme a livello globale sono tante ma in Italia resta un deficit di volumi: gli scambi continuano a essere abbastanza limitati».
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Le prospettive di sviluppo nel nostro Paese sono indagate proprio durante il festival, che proseguirà fino a domani: il cuore è in Sala Estense, ma altre iniziative sono disseminate in altri luoghi dell'entromura, come il complesso monumentale di San Paolo, la sala Alfonso I del Castello, la Camera di Commercio e il Dipartimento di Economia di Unife.
Sul Listone di piazza Trento Trieste c'è il punto informazione e in bella mostra anche il biliardone in versione "sharing": si gioca in undici contro undici. Un divertimento che è più di un messaggio. «La sharing economy - dice Paolo Venturi, un esperto del settore - ci sta entrando in casa da tutte le parti ed evidenzia il fattore relazionale in economia, sottovalutato almeno a partire dal Settecento. Può essere alla base di un nuovo mutualismo, se sappiamo distinguere tra sviluppo endogeno e monopoli: in fondo marchi come AirBnb e Uber puntano ormai a logiche di borsa e di profitto».
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La trasformazione è forte e interroga anche i consumatori, che spesso nell'ottica delle piattaforme sono contemporaneamente produttori: «C'è una evidente difficoltà di rappresentare e anche di legiferare - osserva Luisa Crisagiovanni, segretaria di Altroconsumo - perché c'è un equilibrio sottilissimo tra disciplinare mediante i codici del consumo, per esempio, e ingabbiare un processo di trasformazione come questo». Il programma del festival prevede la partecipazione di oltre cento speaker e 50 eventi tra workshop, sessioni plenarie, incontri con i principali attori della sharing economy, giornalisti, sociologi e scienziati ma anche musica. E personaggi dello spettacolo come Alessandro Bergonzoni, protagonista ieri sera in Sala Estense. Tra i protagonisti di uno degli incontri pubblici c’è stato Carlo De Los Rios, direttore di Camelot (immigrazione). Il cooperatore ha presentato una piattaforma che punta a incrociare offerta di accoglienza da parte delle famiglie e domanda di sostegno di richiedenti protezione internazionale. «Si chiama Vesta, l’abbiamo lanciata un mese fa e la risposta è stata decisamente superiore alle nostre aspettative - ha annunciato De Los Rios - In poche settimane abbiamo ricevuto una quarantina di adesioni che è quanto speravamo di conseguire in sei mesi. Il progetto è nato da una provocazione del ministro Alfano. Aveva accusato le cooperative di fare business sui migranti. In realtà forniscono servizi qualificati con personale specializzato. Ma ci siamo chiesti se non fosse possibile implementare i modelli di accoglienza e integrazione». Secondo De Los Rios uno dei punti di forza di questo modello «è proprio l’affiancamento delle famiglie garantito dalla cooperativa». Nella Sala della Musica (chiostro di San Paolo) Silvia Candida (Ouishare Italia) si è detta convinta che «la sharing economy non coincide necessariamente con l’economia digitale. Non accomuna solo ‘nerd’ che si siedono davanti al computer, come pensa qualcuno, ma ha tutti i numeri per svilupparsi in modo trasversale e intergenerazionale». Gli Instagramers ferraresi hanno presentato le loro variegate attività, una delle più recenti è la riscoperta dei teatri sotto l’occhio attento della “community”.
Fabio Terminali
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