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Addio alla guardia medica notturna, Ferrara si interroga

Gioele Caccia
Addio alla guardia medica notturna, Ferrara si interroga

La proposta: assistenza di base 16 ore al giorno. Operatori e politici: di notte si rischia il sovraccarico dei pronto soccorso

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FERRARA. Il mal di gola o il mal di schiena, il dolore per la botta al ginocchio, il giramento di testa, la crisi di vomito, l’otite dopo il bagno in mare, l’influenza con la febbre, il taglietto sul dito. Tutti malesseri che, se si presentano di notte, spingono in genere il paziente a rivolgersi alla guardia medica o servizio di continuità assistenziale. Domani potrebbero invece tenere impegnato un operatore di pronto soccorso o un medico del 118, se entrerà in vigore nell’attuale stesura la riforma della Medicina generale che prevede nelle ore notturne la soppressione del servizio di guardia medica.

I dubbi della politica. La proposta contenuta nell’atto di indirizzo approvato lo scorso aprile dal Comitato di settore delle Regioni e oggi al vaglio degli organi e dei sindacati della professione medica ha fatto suonare l’allarme nei consessi politici.

È ancora fresca di stampa l’interrogazione presentata da due consigliere Pd dell’Emilia Romagna, la ferrarese Marcella Zappaterra e la parmense Barbara Lori, che chiedono all’assessore alle Politiche per la Salute, Sergio Venturi, di valutare l’impatto della riforma sull’organizzazione dei pronto soccorso e del 118.

I numeri. Solo per l’area di Ferrara, Masi Torello e Poggio Renatico, le chiamate che potrebbero potenzialmente affluire di notte sul 118 - orfane della guardia medica - potrebbero essere alcune decine. «In media nel 2015 - precisa Fabrizia Turri, coordinatrice della guardia medica di Ferrara e dei due comuni limitrofi - abbiamo ricevuto 60 telefonate per turno di 12 ore».

In provincia gli ambulatori di guardia medica sono una quindicina e d’estate sul litorale la popolazione è un multiplo di quella normalmente residente. Il 118 invece è unico e gli ospedali con pronto soccorso sono quattro (Cona, Argenta, Cento e Lagosanto-Delta). «Siamo perplessi - commenta Turri - Intanto non si conoscono ancora i dettagli della riorganizzazione, poi c’è l’aggravio di lavoro del 118, infine la questione occupazionale: quanti medici di continuità assistenziale (guardie mediche) resteranno in servizio? Davvero tutti?». In Italia, ricorda Roberto Tieghi, segretario del sindacato Snami, ce ne sono 7mila. Nella sola guardia medica di Ferrara ne lavorano 18. «In effetti bisognerà capire se e quanto eventualmente il futuro assetto dei servizi - dice Tieghi - sguarnirà i piccoli centri, oltre che valutare il carico supplementare di lavoro sul 118».

I benefici attesi. La riorganizzazione punta a decongestionare i servizi dell’emergenza sanitaria, spesso oberati da accessi impropri (i codici bianchi e verdi) in alcune ore del giorno mentre - questo il rischio che inizia ad essere segnalato da politici e medici - in altre fasce orarie potrebbe manifestarsi l’effetto opposto. In particolare di notte.

Tra le diverse innovazioni prospettate dal testo alcune sono state studiate per raggiungere un risultato inseguito da decenni: dirottare sugli ambulatori dei medici di famiglia e delle guardie mediche le richieste di assistenza che non hanno nulla a che fare con l’emergenza e urgenza. Un traguardo fallito, almeno fino ad oggi, e a testimoniarlo sono le attese, anche di ore, riservate ai pazienti che si rivolgono ai triage dei pronto soccorso con le sintomatologie più lievi.

Il nuovo sistema. La riforma prevede la nascita delle Aggregazioni funzionali territoriali (Aft), tarate per bacini di utenza massima di 30mila abitanti (in provincia ne sono attese quindi almeno una dozzina ma potrebbero essere adattate alla popolosità e conformazione del territorio) nelle quali far confluire medici di famiglia e di continuità assistenziale, pediatri di libera scelta e specialisti ambulatoriali. Il servizio al pubblico verrebbe offerto per 16 ore, fra le 8 e le 20 dal lunedì al venerdì, con copertura da parte dei medici a rapporto orario dalle 20 alle 24; nel week end e nei festivi saranno presenti dalle 8 alle 24 i medici a rapporto orario.

Dalle 24 alle 8, invece, le chiamate arriverebbero al 118 ed è su questo punto che si sta concentrando l’attenzione degli osservatori e delle istituzioni politiche, ore in cui «i mezzi di soccorso saranno potenzialmente sottratti a codici rossi perché magari impegnati in interventi di assistenza di base per essi impropri», scrivono Zappaterra e Lori.

L’impegno del ministro. Il presidente dell’Ordine estense, Bruno Di Lascio, ieri reduce da una tre giorni in Romagna dedicata al futuro della sanità, riporta la promessa assunta dal ministro Lorenzin davanti ai medici: «Ha assicurato che se emergeranno problemi saranno affrontati. Questo mi fa pensare che, dialogando, si potrà rivedere il testo laddove è necessario».

 

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