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Consorzio Agrario, fusione ‘calda’

Consorzio Agrario, fusione ‘calda’

Dopo 87 anni l’ex colosso verde viene assorbito nel Cae. Scontro tra associazioni, prevale Coldiretti

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E finita anche formalmente la quasi secolare storia del Consorzio Agrario di Ferrara, nato il 9 dicembre 1929. L'ex colosso verde, messo in ginocchio dal crac del 1991 e ormai svuotato di soci e servizi, ha infatti votato ieri mattina, in un’assemblea quasi deserta, la fusione per incorporazione nel Consorzio Agrario dell'Emilia, che ha sede a Bologna, assieme al Consorzio interregionale di servizi agricoli collettivi, il Cisac. Le due strutture ferraresi portano a consorzio bolognese altri 450 soci e un fatturato stimato di circa 80 milioni di euro, che si vanno ad aggiungere ai quasi 500 milioni di euro generati dal Cae.

L'ultimo passo non è stato indolore, ha anzi accentuato la frattura del mondo agricolo tra associazioni e territori. I soci del Consorzio Agrario dell'Emilia si sono infatti divisi nell'accogliere i ferraresi, votando 72 sì e 16 no alla fusione. Il documento che invitava a votare contro l'operazione era firmato da Confagricoltura di Bologna, Modena e Reggio, dalle Cia di Bologna, Imola e Modena, dalle Ugc Cisl di Bologna, Modena e Reggio e da Copagri Bologna e Emilia. Nel documento si critica la gestione del Cae e si afferma che nella fusione si acquisirebbero «anche società controllate e partecipate che ci risultano in forte difficoltà. Riteniamo questa operazione assolutamente inopportuna e pericolosa nei tempi e nei modi». Sono le stesse associazioni che prevedono «purtroppo ancora una volta pesantemente negativo» il bilancio 2015 del Cae, ancora da presentare. Coldiretti, che esprime il presidente nazionale dei Consorzi Agrari, il ferrarese Mauro Tonello, e lo stesso presidente Cae, Gabriele Cristofori, ha invece sostenuto il progetto poi varato.

«La fusione con le due realtà ferraresi risulta essenziale per incrementare e unificare servizi e migliori coperture - ha commentato Cristofori - fornendo maggiori strumenti e di livello superiore per diventare più competitivi sul mercato attraverso una grande rete operativa». Tonello sottolinea che il Cap Ferrara «ora può rientrare a pieno titolo e operatività nella rete di servizi dei consorzi agrari italiani». La dimensione accresciuta, si legge nella nota ufficiale, «permette di guardare lontano per pesare di più, negoziare migliori condizioni e ottenere un valore aggiunto a beneficio del lavoro quotidiano degli associati». Il vertice del Consorzio Agrario dell’Emilia sottolinea il fatto che la fusione è avvenuta dopo «assemblee pubbliche, all’insegna della condivisione operativa sulle scelte individuate». I «fattori critici» sono stati presi in esame, ma si fa appello al «realismo di fatti e e scelte mirate, che oggi, in economia, non può essere autarchico e non può erigere muri o barriere».

Stefano Ciervo

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