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«Mais, c’è scarsa innovazione»

Scaramagli: il comparto è sempre più abbandonato a se stesso

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I prezzi bassi e la mancanza di innovazioni - entrambi stanno scendendo al minimo storico - gettano il settore del mais in una situazione di difficoltà. Ma perché questo cereale si ritrova in un momento così complicato? Confagricoltura, risalendo ai dati Istat, ha rilevato come nell'ultimo decennio la resa media per ettaro coltivato in Italia sia rimasta pressoché invariata a causa di una grave assenza di innovazione tecnologica. Per quanto attiene invece alle superfici investite a mais, il dato provinciale indica una produzione per il 2015 pari a 39.140 ettari rispetto ai 35.400 ettari del 2014, mentre dai dati disponibili si registra per l'anno in corso un decremento di circa il 20% rispetto al 2015. «Il comparto è sempre più abbandonato a se stesso», denuncia Pier Carlo Scaramagli, presidente di Confagricoltura Ferrara, che raccoglie l'allarme lanciato da Marco Aurelio Pasti, presidente della Federazione nazionale Cereali da foraggio di Confagricoltura, all'indomani della presentazione dei dati previsionali sulle semine della nuova campagna. «Il mais è in caduta libera e gli investimenti sono scesi ai minimi di sempre». «Da circa 1.100 mila ettari coltivati in Italia nel 2006, siamo passati a 730mila nel 2015. Significa che il nostro Paese è costretto a sempre maggiori importazioni dall'estero, da cui spesso arriva merce non sempre di pari qualità e salubrità» rileva Enrico Gambi, presidente nazionale del settore cerealicolo di Confagricoltura: «Per importare il quantitativo necessario ai consumatori italiani si pagheranno quest'anno 170 euro a tonnellata e si dovranno spendere circa 800 milioni di euro. Quando le quotazioni sono ai minimi, ai produttori non resta che cercare di incrementare la produttività, ma non abbiamo a disposizione nuove varietà adatte ai nostri climi e di conseguenza le produzioni non aumentano». La crisi della maiscoltura, che si è aggravata nel corso degli anni, ha portato perdite sul piano economico a causa di una Pac che si è dimostrata sempre più avara verso il settore. Mentre i contributi comunitari per i cereali si sono ridotti progressivamente, le quotazioni del mais hanno recuperato di 10-15 euro alla tonnellata e sono quindi in leggera ripresa rispetto ai valori dell'anno scorso. Ma ancora non basta a rilanciare gli investimenti. (a.t.)

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