«Uomini e donne diversi. Per i farmaci»
L’istituzione di un Osservatorio nazionale, specifiche linee guida, dati scientifici ed economici attenti a maschi e femmine, una relazione annuale da presentare in Parlamento: sono alcuni degli...
L’istituzione di un Osservatorio nazionale, specifiche linee guida, dati scientifici ed economici attenti a maschi e femmine, una relazione annuale da presentare in Parlamento: sono alcuni degli strumenti previsti nella proposta di legge che reca disposizioni per l’applicazione e la diffusione della medicina di genere nel nostro Paese. Proposta presentata nei giorni scorsi a Roma, alla Camera dei Deputati e che ha come obiettivo la promozione di una medicina in grado di individuare e rispondere alle diverse esigenze di salute di uomini e donne. «La proposta di legge - dichiara Paola Boldrini, deputata Pd ferrarese e prima firmataria insieme ad altri 20 deputati di tutti i gruppi politici - prevede la divulgazione, la formazione e l’indicazione di pratiche sanitarie inerenti la ricerca, la prevenzione, la diagnosi e la cura basate sulle differenze derivanti dal sesso e dal genere, inoltre promuove la ricerca scientifica e l'informazione pubblica in materia di medicina di genere, così come la formazione del personale medico e sanitario». La medicina di genere non è medicina delle donne, piuttosto si tratta di un innovativo modo di curare uomini e donne tenendo conto non solo delle differenze legate agli organi riproduttivi ma anche, e soprattutto, al contesto sociale e psicologico di riferimento. «Le donne sono le maggiori consumatrici di farmaci ma fino ad oggi sulla popolazione femminile si è sperimentato ben poco – dice Teresita Mazzei, professore ordinario di Farmacologia all'Università di Firenze e coordinatrice della Commissione Fnomceo dedicata alla medicina di genere - le donne assumono più antibiotici, più antidolorifici e più farmaci cardiovascolari, li assorbono in maniera diversa e vanno incontro più spesso a effetti avversi che sono una delle principali cause di ricovero (59%), anche perché questi farmaci sono stati studiati in prevalenza sugli uomini».
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