La Nuova Ferrara

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LA DOMENICA

VIA EMILIA O MARE? ECONOMIA AL BIVIO

di LUCA TRAINI
La sede della Camera di Commercio di Ferrara
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La sede della Camera di Commercio di Ferrara

Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara, Luca Traini, sulle prossime scelte di aggregazione territoriale

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Cosa unisce i motori di Cento e le vongole di Goro, sanità e chimica? Sono pedine sulla scacchiera delle relazioni geografiche ed economiche ferraresi, schierate nella partita per la necessaria fusione della Camera di Commercio. Il decreto di riordino è previsto per fine luglio, ma i criteri sono già noti: a regime in Italia potranno esserci al massimo 70 enti, ciascuno con non meno di 75mila iscritti tra aziende ed unità operative locali. Ferrara, con le sue 43mila imprese, è costretta a trovare (almeno) un partner.

Bologna, no. Qualche iniziale abboccamento c’è stato, ma il capoluogo ha deciso di andare da solo, forte dei suoi numeri e del suo status di metropoli. La scelta si è ridotta ad un’alternativa secca tra l’accoppiata adriatica con Ravenna e l’idea di agganciarsi alla locomotiva che corre sulla via Emilia, attraverso Modena. Per un territorio policentrico e strabico, la scelta non è semplice, con l’ulteriore complicazione degli interessi di categoria e di associazione, che non sempre convergono. Decisione complicata, che lascia emergere posizioni non scontate come quella espressa da Legacoop che meno di tre mesi fa si è fusa con Modena e indica la stessa prospettiva per la Camera di Commercio anche a nome dei pescatori che sarebbero più interessati ai mercati di sbocco dei frutti di mare che ad un patto con i colleghi romagnoli. Dei frutti della terra e della funzione “calda” con un territorio vasto da Imola a Modena, con centro Bologna, parliamo a pagina 16.

Il confronto in via Borgoleoni è serrato, le posizioni equilibrate, la partita aperta. Chi dice Ravenna, magari nel nome della chimica, ne fa anche una questione di pesi e rappresentanze future: i matrimoni funzionano tra pari (Ravenna ha appena 3.500 iscritti in più), Modena (oltre 80mila imprese) ci divorerebbe, non avremmo voce in capitolo - è la tesi. Tra le risposte ascoltate in questi giorni c’è anche un “non si fanno le nozze con i fichi secchi” che la dice velenosamente lunga.

Modena o Ravenna? Il dibattito deborda. Unindustria pubblicizza il convegno di oggi a Modena sulle opportunità di sviluppo della motor valley emiliana che ha addentellati anche nel Centese, l’associazione Attiva Ferrara martedì scorso a Sant’Alberto ha promosso un convegno sui legami con Ravenna e giovedì, in città, tornerà a battere sul concetto, ma in ambito medico, prospettando sinergie tra l’università nostra e il polo universitario ravennate. I prossimi eventi in agenda.

Ravenna o Modena? Il dibattito non può prescindere da una riflessione sulle aree vaste che sopravvivono al definitivo colpo di spugna che la riforma costituzionale Boschi dà alle province, e sono destinate ad assumere funzioni che tradizionalmente sono state di quelle. Saranno le singole regioni a definire quali, oltre a scuola e trasporti, e a tracciarne i confini fisici. Il processo decisionale in Camera di Commercio può procedere indipendentemente? L’economia può permettersi aggregazioni diverse, variabili? Forse. Ma che sia una scelta trasparente ed onesta, misurata sulle esigenze complessive delle aziende ferraresi, non spinta da piccoli interessi di bottega.

Buona domenica

Luca Traini

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