Consorzi, la grana Popvicenza
Cia e Confagricoltura preoccupati per i bilanci. Incide anche l’investimento da 4,6 milioni in Bpvi
Spunta perfino l’ombra della Banca Popolare di Vicenza nelle vicende che hanno portato nei giorni scorsi alla controversa incorporazione del Consorzio Agrario Provinciale e del Cisac all’interno del Consorzio Agrario dell’Emilia, ufficializzando così la scomparsa dopo 87 anni del Cap. Tra le motivazioni che hanno portato Confagricoltura e Cia delle province già socie del Cae, a votare contro l’operazione poi condotta ugualmente in porto da Coldiretti, ci sono infatti le preoccupazioni per i bilanci dei due enti: in quello incorporante, infatti, dovranno essere contabilizzate le plusvalenze dei 4,6 milioni di euro di azioni Popvicenza acquisite quando erano attorno a 60 euro (ora valgono 10 cent). «Il voto negativo dei nostri rappresentanti - spiega Stefano Calderoni, presidente provinciale Cia - è dovuto agli insufficienti elementi sui bilanci delle aziende coinvolte, che ci risultano in rosso. Il Caf aveva mostrato l’anno scorso ritardi nei pagamenti agli agricoltori, il Cae ha diversi problemi, non solo dovuto a Popvicenza ma anche al Pastificio Ghigi». Da parte sua, la Confagricoltura nega orientamenti “strategici” anti-concentrazioni: «Non abbiamo dato indicazioni di votare contro la fusione - dice Mario Guidi, il ferrarese che è presidente nazionale dell’associazione - tant’evvero che i nostri rappresentanti del Caf si sono schierati a favore. Abbiamo lasciato libertà di voto: bolognesi, modenesi e reggiani del Cae hanno ritenuto che per la loro struttura fosse meglio evitare questa operazione. È evidente la necessità da parte del Cae di sostenere finanziamente il consorzio di Ferrara».
La disparità di condizioni tra ferraresi incorporati ed emiliani incorporanti è riflessa dal progetto di fusione, che garantisce «la salvaguardia e lo sviluppo del patrimonio immobiliare dei consorzi», ma attribuisce ai nuovi arrivati solo 6 dei 29 consiglieri. Si parla, a proposito, della conferma di esponenti dell’attuale Cda, tra i quali Paolo Bruni, esponente di Confagricoltura che manterrebbe anche la presidenza di Pegaso servizi. «Bruni è nostro iscritto ma noi non abbiamo esponenti nel Cda» vuole precisare Guidi. Ai ferraresi viene comunque garantito un concambio alla pari, quindi a ciascun socio Caf saranno assegnate 4 azioni Cae (100 euro contro 25 i valori nominali), una più conguaglio ai soci Cisac. Viene liquidato il socio sovventore Italcap srl.
«A noi preme ora un piano industriale serio nel settore cerealicolo, oggi ai minimi termini, e la garanzia dei pagamenti ai coltivatori» conclude Calderoni. Oggi all’assemblea Cisac forse le prime risposte. (s.c.)
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