Il macello Ferrari fallito, finirà all’asta
Bondeno, spetterà al curatore la vendita della struttura, delle attrezzature e dei 53 ettari di terreno
BONDENO. Il macello Ferrari è arrivato al capolinea. Il 18 aprile scorso è stato infatti dichiarato fallito dal Tribunale di Ferrara ed è finito all’asta. Spetterà al curatore fallimentare, nominato dallo stesso Tribunale, ovvero Giovanna Stefanelli la vendita del macello e dei 53 ettari di terreno. Il macello è situato a Quatrelle, una minuscola località, la prima della provincia di Mantova per chi proviene dal Ferrarese, ad un tiro di schioppo da Stellata. Se ne occupa il tribunale di Ferrara in quanto il titolare, Ivo Ferrari, 56 anni, ex capogruppo di minoranza in consiglio comunale a Felonica ed ex presidente della borsa merci di Modena, risulta essere residente in provincia di Ferrara. Il titolare aveva chiesto al Tribunale la possibilità di poter accedere al concordato preventivo ma senza esito. I 5-6 dipendenti sono stati licenziati mentre ha chiuso i battenti anche il negozio di generi alimentari situato a Pilastri nell’area dove si trovava il Consorzio Agrario. All’asta, lo stabilimento principale (4.000 metri quadrati) con il macello, e la porcilaia in grado di ospitare duemila maiali, tutta l’attrezzatura e anche i terreni che sono situati tra Zerbinate e Ponti Spagna nel Bondenese. Prima saranno vendute le attrezzature, poi tutto il resto. Dieci anni fa il macello era stato chiuso per problemi igienico-sanitari e 17 persone avevano perso il lavoro oltre a diversi altri lavoratori famigliari e dell'indotto. Un macello che fino all’inizio degli anni duemila macellava circa 20mila suini ovvero una media di 400 suini alla settimana, con punte di oltre 600. Nel 2004 l’azienda aveva usufruito di una deroga, essendo ufficialmente conforme alla macellazione di 5.000 suini l'anno. La chiusura seguì dopo la visita ispettiva per il conseguimento del bollo Cee, da parte dei veterinari dell'Asl. I dirigenti sanitari avevano rilevato diverse irregolarità e al termine la stessa Asl di Mantova aveva imposto a Ferrari di rispettare il limite di 5.000 suini all'anno, cioé circa 100 alla settimana. Ma 100 suini non consentivano di avere 17 dipendenti di qui la decisione di chiudere. La famiglia Ferrari aveva iniziato l’attività una cinquantina di anni fa. Il padre commerciava bestiame, soprattutto bovini, che venivano venduti alle macellerie della zona, poi con la vicenda della “mucca pazza” l’attività si concentrò sui suini. La piccola realtà è gradualmente cresciuta con l’apertura di un macello e l’espansione del proprio mercato. L’azienda gli anni scorsi contava quattro punti vendita, a Quatrelle, Pilastri, Bergantino e Stienta. Ad essi si aggiungeva uno stabilimento nel parmense a Langhirano.
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