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«Non siamo una corrente Pd vogliamo unire i riformisti»

«Non siamo una corrente Pd vogliamo unire i riformisti»

Ieri la presentazione in città dell’ala bersaniana del Partito Democratico Speranza: se il centrosinistra imita il centrodestra le fasce deboli votano a destra

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Lo ha accolto una platea di un centinaio di persone, un crogiolo che ha mescolato diverse anime del Pd, da quella che discende dal vecchio Pci (e successive trasformazioni) all’ex Margherita di derivazione Dc.

Democratici che in buona parte non si riconoscono nella segreteria nazionale del partito e nel premierato incarnati da Matteo Renzi.

Il collettore è stato il battesimo pubblico dell’ala bersaniana del partito, denominata Unità Riformista, che ieri si è presentata alla città esponendo alla Camera di commercio il volto e le credenziali di Roberto Speranza, leader dell’opposizione interna del Pd. In platea, vicino all’ex ad di Hera Maurizio Chiarini era seduto l’ex sindaco Roberto Soffritti, ma c’erano anche Gabriele Melchiorri, Roberto Polastri, Girolamo Calò, Egidio Checcoli, Vainer Merighi, Sergio Caselli. Diego Cavallina. Folta anche la rappresentanza di sindacalisti o ex (non si sa se tutti “vicini” alla nuova formazione), come Massimo Zanirato, Beppe Ruzziconi, Paolo Paramucchi. Speranza è stato presentato da Massimo Buriani. Il saluto del Pd lo ha portato il segretario provinciale Luigi Vitellio.

Onorevole Speranza, qualcuno dice già che Unità Riformista in realtà è l’ennesima corrente del Pd.

«Il Pd è un grande partito dove coesistono sostanzialmente diversi punti di vista: quello espresso dal segretario e primo ministro, Matteo Renzi, e varie posizioni alternative che fanno riferimento ad associazioni e personalità che hanno deciso di mantenere le loro differenze. Unità Riformista punta a riunire in un progetto comune e condiviso queste diverse sigle e formazioni».

Nel Pd, però, spesso sembrano convivere più partiti.

«Il Pd è l’unica risposta possibile oggi in Italia a ciò che propongono Salvini, Grillo e Berlusconi, l’unico che può portare il nostro Paese fuori dalla crisi. Non è necessario che si esprima con una sola voce. Il confronto deve avvenire nel merito. Io alcune scelte compiute da Renzi non le avrei fatte (togliere le tasse sulla casa ai miliardari, alzare il tetto dei contanti). Ma noi restiamo dentro il Pd. Credo che l’onere di cercare un terreno comune di dialogo sia soprattutto di chi guida il partito».

Il ministro Boschi non sembra molto sensibile a questo argomento.

«Oggi il premier ha fatto una dichiarazione che corregge il tiro rispetto a quando dichiarato dal ministro sui partigiani e sul referendum. Non tocca a noi - voglio che sia chiaro - dire chi sono i partigiani ’veri’ e quelli che non lo sono».

Sinistra Italiana è un avversario politico?

«Il centrosinistra guida tante città italiane. Noi vogliamo costruire ponti non chiudere la porta del dialogo. Vogliamo ricostruire il centro-sinistra e non fare il Partito della Nazione. Se devo scegliere tra Vendola e Verdini scelgo Vendola».

Ma i sondaggi dicono che molti comuni importanti sono a rischio per voi. E poi c’è il referendum, su cui nel Pd siete divisi.

«Io dico che oggi dobbiamo pensare alle amministrative e vincerle collaborando tutti insieme per raggiungere il risultato. Queste elezioni ci diranno come sta il Pd, del referendum parleremo dopo».

In Austria hanno vinto i Verdi. Ma con una risicatissima manciata di voti.

«Una notizia che abbiamo accolto con sollievo, ma ci conferma che se il centrosinistra imita il centrodestra poi le fasce deboli votano a destra. Una lezione che non dovremmo dimenticare, qui in Italia». (gi.ca.)

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