Tribunale, 3 giorni di stop Ma il processo Tartari si fa
Sciopero indetto dall’Unione Camere Penali contro la proposta di riforma Garantite le udienze con imputati detenuti. Giovedì parola alla difesa di Pajdek
Tre giorni di astensione nazionale degli avvocati penalisti contro il disegno governativo di riforma del processo. Lo sciopero è stato indetto da oggi a giovedì 26 maggio dall’Unione Camere Penali, ma a Ferrara non comprometterà lo svolgimento dell’udienza preliminare in corso per l’omicidio di Pierluigi Tartari, programmata per giovedì. L’astensione infatti non è prevista per tutti i procedimenti nei quali l’imputato è detenuto, come nel caso di Ivan Pajdek, l’unico che dovrà essere giudicato con rito abbreviato dal gip dopo che gli altri due accusati, Patrick Ruszo e Constantin Fiti, hanno scelto il pubblico dibattimento che si aprirà il 23 settembre. All’udienza di giovedì prenderà la parola la difesa, dopo che il 5 maggio scorso il pm aveva terminato la sua requisitoria con una richiesta di 30 anni di carcere, ovvero l’ergastolo con l’applicazione di uno sconto di un terzo della pena per il rito abbreviato. La sentenza è stata annunciata per il 7 luglio.
L’astensione invece determinerà in buona parte (sulla base dell’adesione) il rinvio degli altri processi con imputati non in stato di detenzione. La protesta, si legge nella nota dell’Unione Camere Penali, è rivolta contro «una riforma asistematica del processo». Lo slogan “prescrizione più lunga e processi più brevi”, argomenta, è «un ossimoro per coprire le carenze organizzative che portano oltre il 70% dei processi a prescriversi nel corso delle indagini preliminari». La riforma della prescrizione «non accorcia, ma allunga i tempi del processo, violando la presunzione di innocenza, il diritto alla vita degli imputati». Nel mirino anche l’attuale normativa in tema di intercettazioni «del tutto insufficiente a garantire la riservatezza delle comunicazioni di coloro che occasionalmente (o indirettamente) vengano intercettati», mentre si chiede «la distruzione delle intercettazioni irrilevanti ai fini della “prova del reato”». La critica coinvolge poi «ogni ulteriore estensione del “processo a distanza” ai processi penali con detenuti», nonché «gli strumenti del “doppio binario”, del regime speciale del 41 bis e dell’art. 146 bis del codice di procedura penale». Di «nuova pericolosa spinta autoritaria» parla l’Unione Camere Penali in relazione «all’interpretazione delle norme, processuali e sostanziali, in materia di misure cautelari reali e in materia di utilizzo degli strumenti di captazione intrusivi». Una deriva «ispirata da vari settori della magistratura che alimentano il conflitto aperto dalla magistratura associata nei confronti della politica, che deve preservare la propria indipendenza dalla magistratura e sottrarsi, con eguale autorevolezza e autonomia, alla azione condizionante del populismo». I Penalisti insorgono, infine, «a sostegno dell’autonomia del Legislatore, per ricordargli il suo vincolo ai valori della Costituzione, e il legame indissolubile dei principi del contraddittorio, dell’immediatezza, del giusto processo e della ragionevole durata, con la libertà di tutti e con la vita della nostra democrazia».
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