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Il vescovo: «L’Ici non la pago, per ora»

Il vescovo: «L’Ici non la pago, per ora»

Monsignor Negri: «Abbiamo fatto ricorso, perché noi sì che conosciamo la legge. I bimbi? Avranno una porzione di Nutella»

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«E io (per ora) non pago». Non è più tempo di lettere e appelli al Governo. Ora sugli arretrati Ici richiesti alle scuole paritarie la Curia di Ferrara controbatte a suon di ricorsi e, sicuro di trovarsi dalla parte del giusto, il vescovo Luigi Negri annuncia, parlando ai microfoni di 24Mattino su Radio 24, la sua strategia di resistenza passiva: non sborsare un euro, almeno per il momento, almeno finchè le procedure giudiziarie sono in corso.

E non certo, sottolinea, a tutela dei propri interessi: «Se le nostre scuole chiudessero, quello che starà peggio non sarà l'arcivescovo di Ferrara, ma il Comune che si troverà 1.640 bambini a cui non so cosa potrà dare. Forse una porzione di Nutella». Tanti sono infatti i bambini attualmente iscritti alle 25 scuole paritarie gestite dalla Diocesi che rischiano di chiudere i battenti se saranno prosciugate dalla richiesta di pagamento degli arretrati della tassa sugli immobili.

«Per ora non paghiamo - si impunta Negri - Abbiamo fatto tutti i ricorsi perché noi le leggi le conosciamo non come loro, ma meglio di loro. È prevista una sere di passaggi e qualcuno, alla fine, dovrà dirci qualcosa». In ogni caso, prima della fine delle procedure non sborserà un euro.

La vicenda era emersa nei giorni scorsi: una decina di parrocchie ferraresi, a cui fanno capo scuole paritarie, dovranno pagare 100mila euro per gli arretrati dell'Ici risalenti al 2010.

Una “stangata” che aveva spinto l'arcivescovo Negri a scrivere una lunga lettera direttamente al premier Matteo Renzi per contestarla. A sostegno di monsignor Negri era intervenuto anche il sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani, dichiarandosi d’accordo con il grido d’allarme della Curia e invitando direttamente il presidente del consiglio a «rivedere la normativa che impone il pagamento della quota per gli arretrati della vecchia Ici risalenti al 2010», e ribadendo la necessità di «garantire la sopravvivenza di queste scuole tanto necessarie alla nostra comunità».

Del resto, come ricorda lo stesso vescovo: «Secondo la linea politica di questo governo, e di quelli precedenti non siamo tenuti a pagare l'Imu. Le parrocchie che hanno affittato parte dei loro stabili a scuole, che non possono essere rubricate sotto enti di profitto, non sono mai state tenute al pagamento di queste cose».

Il problema è sorto con la “sentenza di Livorno” pronunciata a luglio dalla Cassazione, e che monsignor Negri ha definito «creativa». In sostanza, la Suprema Corte ha stabilito che le scuole paritarie sono tenute a pagare la tassa sugli immobili perché, in quanto soggetti che devono arrivare al pareggio di bilancio, devono essere considerate come imprese private a fine di lucro. E nella stessa condizione devono ritenersi anche le scuole paritarie di Ferrara.

Una sentenza «creativa», ha ribadito il vescovo, «perché è venuta in mente a un gruppetto di giudici sulla questione particolarissima dell'assessore di Livorno che ha bloccato tutto il Paese. Io non ci sto - ha aggiunto - voglio che il governo dica qualcosa e il governo è Renzi. Spero che mi risponda, ma non credo che lo farà. È indecente che non venga affrontato il problema della libertà della scuola e della libertà d'educazione. Invece di aprire a un pluralismo effettivo per i giovani che stanno andando a “schifìo” perché non hanno proposte, invece, di fare una azione di rilancio positivo della scuola ci mettiamo a prendere 100mila euro da una parte, perché?».

«Non so come finirà - ha concluso il vescovo di Ferrara - Chi ha in mano un'amministrazione deve fare i conti non solo con la burocrazia statale, ma con l'esigenza del popolo».

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