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dibattito a giurisprudenza

Arriva la sharing economy «Attenti alla tutela dei diritti»

Arriva la sharing economy «Attenti alla tutela dei diritti»

Viene presentata come una delle nuove frontiere dello sviluppo, eppure studiosi e operatori del settore non hanno ancora compilato un elenco - questo sì, condiviso - di cosa può essere correttamente...

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Viene presentata come una delle nuove frontiere dello sviluppo, eppure studiosi e operatori del settore non hanno ancora compilato un elenco - questo sì, condiviso - di cosa può essere correttamente posato sotto l'ombrello della sharing economy. L’economia della condivisione è oggi un contenitore concettuale ancora da perfezionare che accomuna piattaforme, app, solidarismo, volontariato, scambio tradizionale, internet, opportunità di business.

Dentro ci stanno l'home restaurant e BlaBlaCar, la Banca del Tempo e la casa presa in affitto per tre giorni dal privato che non la usa e l'ha caricata sulla piattaforma di Airbnb chiedendo un affitto concorrenziale con i canoni degli operatori professionali. C'è chi quella etichetta la concede a società come Uber, che stanno rivoluzionando il concetto di servizio pubblico scatenando la reazione dei tassisti tradizionali, da tempo sulle barricate e organizzati per fronteggiare anche con le cattive (Francia) l’assalto dei 'drivers', descritti come abusivi che guadagnano a colpi di concorrenza sleale. Alessandro Somma (Unife), ieri uno dei relatori del seminario dedicato ai rischi e alle opportunità della sharing economy, ospitato nel Salone di Giurisprudenza, ha ribadito più di una volta in questi giorni che quel modello di servizio taxi on demand significa «meno controlli, elusione di costi imposti invece agli operatori classificati come servizio pubblico (licenza, universalità del servizio etc.), meno sicurezza sociale e dei consumatori, zona di assenza di regole» e falsi miti.

Valerio De Stefano (UniBocconi) ha evidenziato gli aspetti legati al diritto del lavoro (trasferimento del rischio d’impresa sul lavoratore, confusione fra lavoro autonomo e lavoro privato). «Se il taxi è servizio pubblico, bisogna trattare così l’intero settore», ha aggiunto Edmondo Mostacci (UniBocconi). Il dibattito sul servizio taxi, concentrato sull’aspetto giuridico, non ha trattato l’aspetto spesso più rimarcato dalla clientela: l’alto costo della tariffa “tradizionale”, che tende a spingere l’utenza verso soluzioni alternative. In questa ottica Uber potrebbe sollecitare un ammodernamento del settore che tenga conto anche di questo elemento? Guido Smorto, esperto di sharing economy, ha ricordato che con la sharing economy è oggi possibile «il “licenziamento” del fornitore di servizio dopo 10 minuti, eseguita cioè la prestazione». E ha spiegato che nei “mercati bilaterali”, dove si scambiano beni e servizi al di fuori delle regole tradizionali, sta iniziando a prendere piede il ‘platform cooperativism’, la cooperazione di piattaforma, un modello che fa collaborare in un sistema di proprietà bilanciata chi dirige, chi investe e chi offre prestazioni di lavoro o le idee. (gi.ca.)

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