«Azzeramento inevitabile? Nessuno lo aveva detto»
Maiarelli (Fondazione): si pongono seri interrogativi, tutto nelle mani dei legali Il ricorso al Tar del Lazio diventa più incerto. Bankitalia nega ogni risarcimento
La famosa assemblea del 30 luglio 2015 che ha indirizzato Carife su una strada senza uscita, si capì poi, avrebbe potuto finire in maniera diversa? La domanda è lecita soprattutto dopo la diffusione della memoria difensiva di Bankitalia nel ricorso al Tar del Lazio sul caso-Carijesi, nella quale si afferma che l’Unione Europea aveva informato già a febbraio che qualunque intervento del Fondo interbancario avrebbe comportato l’azzeramento di azioni e obbligazioni subordinate. «Nessuno ha mai fatto cenno a questa posizione dell’Ue, che pone seri interrogativi - è la reazione di Riccardo Maiarelli, presidente della Fondazione, che spostò il peso del pacchetto di maggioranza della banca sul sì al piano-Fitd - Se l’avessimo saputo non escludo che le nostre riflessioni sarebbero state diverse, come pure quella di molti altri soci». Lo scenario, quel luglio, era blindato: approvare o bocciare il piano presentato dei commissari Giovanni Capitanio e Antonio Blandini, che prevedeva l’ingresso del Fitd con azioni a 27 cent (ma non azzerate, e senza riferimenti agli obbligazionisti), con l’unica riserva del via libera da parte degli organismi comunitari, e come alternativa la liquidazione della banca. «Ricordo che la delibera dei commissari non era modificabile, quindi ci siamo trovati nella condizione di approvare o bocciare in toto - sottolinea Maiarelli - Questo ulteriore notizia non fa altro che trasferire altre responsabilità sulle spalle di chi ha governato Carife negli ultimi anni. Da parte nostra passeremo anche queste carte, che non sono state presente nel nostro procedimento al Tar del Lazio, in mano agli avvocati per valutarle attentamente».
Anche nel ricorso della Fondazione Carife contro ministero e Bankitalia, che parte proprio dall’assemblea di luglio 2015, può infatti avere un peso questa novità. È l’unico passaggio a favore della Fondazione Carife contenuto nella memoria Bankitalia, che per il resto anticipa nel dettaglio i punti fondamentali della difesa della risoluzione e della costituzionalità della legge sul bail-in, che ne è la base. La richiesta di risarcimento della Fondazione, in particolare, non avrebbe fondamento perché «in una situazione di grave dissesto» come quella di Banca Marche, ma anche di Carife (deficit patrimoniale di 24,5 milioni al 30 settembre 2015), l’alternativa alla risoluzione sarebbe stata solo «la liquidazione coatta amministrativa», che avrebbe portato allo stesso risultato, cioè all’azzeramento delle azioni.
stefano Ciervo
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