Torna il vandalo-stalker: l’Ariostea chiusa per rogo
Nuovo raid nel palazzo di via Scienze, sui muri i nomi delle persone minacciate. Gravi danni alla struttura, per gli utenti accesso vietato “a tempo indeterminato”
FERRARA. Non c’erano telecamere. Nè testimoni, questa volta, a riconoscere il responsabile del continuo scempio ai danni della biblioteca Ariostea. Ma il vandalo-stalker, che l’altra notte ha colpito per la quarta volta in via Scienze, è come se avesse lasciato la sua firma: lo stesso colore, il blu, usato per imbrattare e deturpare con croci e ghirigori palazzo Paradiso. E due nomi scritti sulle pareti, due persone che nel recente passato avevano scatenato il suo rancore ed erano state bersaglio delle sue minacce.
Ma - su tutto - ciò che ha smorzato le parole in gola, ieri mattina, ai tanti frequentatori della biblioteca Ariostea, è stata la devastazione allo storico portone ligneo di Palazzo Paradiso, già ferito da un principio di incendio il 16 aprile, e ora sconciato più gravemente dalle fiamme.
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Uguale il metodo, più pesanti le conseguenze. Anche perché questa volta il vandalo-stalker ha atteso che la pizzeria Este Bar fosse chiusa, prima di entrare in azione, visto che un mese fa era stato proprio l’intervento di alcuni dipendenti, e l’allarme lanciato immediatamente, a limitare i danni. Questa volta invece gli stracci imbevuti di liquido infiammabile e infilati in ogni fessura possibile dell’ingresso - a cominciate dalla buchetta per la posta - hanno avuto tempo per portare a termine la loro sconsiderata missione. E gli effetti, ieri mattina, sono risultati così tristemente rilevanti da indurre il Comune e la direzione, al termine della prima ispezione, a sostituire l’avviso “Entrata in via Giuoco del Pallone” con un perentorio “Biblioteca Ariostea chiusa a tempo indeterminato”.
Incalcolabili i danni. Per ironia della sorte ieri una funzionaria dell’Ufficio tecnico del Comune era arrivata in via Scienze per stimare i danneggiamenti prodotti dall’ultimo raid, quello del 25 maggio, quando il persecutore di Palazzo Paradiso aveva fatto irruzione nell’edificio, in pieno giorno, per spaccare con una pietra la vetrata e imbrattare con vernice blu la lapide a sinistra dell’ingresso.
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Le tracce di quella sciagurata “impresa” sono ancora evidenti, ma prima ancora di poter svolgere l’accertamento tecnico comunale, si è sovrapposta una ulteriore devastazione. Sul posto, insieme al direttore Enrico Spinelli, al vicesindaco Massimo Maisto e, successivamente, al sindaco Tiziano Tagliani, sono intervenuti i poliziotti della Questura di Ferrara che, insieme ai carabinieri e coordinati dal pubblico ministero Ciro Alberto Savino, stanno conducendo gli accertamenti a seguito di quattro denunce sporte.
Ma quello della biblioteca Ariostea è tutt’altro che un giallo. In ben due occasioni l’autore è stato identificato chiaramente dal personale , essendo una persona ben conosciuta in via Scienze per aver svolto tempo fa uno stage dopo aver seguito un corso presso la Caritas.
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Un’esperienza segnata da dissidi e conclusa con una valutazione negativa da parte dei dirigenti della biblioteca. Da qui il rancore maturato dall’ex stagista, poco meno che trentenne, ed esteso anche alla Caritas e all’Ufficio Giovani del Comune. Da qui le minacce rivolte ad alcuni esponenti di queste realtà, “messi al muro” ieri con caratteri cubitali vergati sulle pareti della biblioteca: “Falaguasta P.” e “Luciani M.”
«Siamo al delirio», mormoravano ieri alcuni utenti dell’Ariostea arrivati in bicicletta in via Scienze e costretti a un repentino dietro-front. «Ma come è possibile che non si riesca a fare nulla per fermare episodi così gravi? Tanto più che questa mi sembra opera di una persona che non sta affatto bene, e non si sa cosa potrebbe succedere ancora», commentava allarmato uno studente.
Da valutare anche la sorte del portone chiodato ligneo, riparato meno di un mese fa con sapienti innesti e che ieri mostrava squarci e bruciature di grande entità. Immediata la richiesta di intervento del restauratore del settore Beni Monumentali, nella speranza di poter recuperare con ulteriori innesti la fascia inferiore del portale.
Ed è evidente che, in questo crescendo di volontà distruttiva, l’autore di questo atto vandalico non intendeva “fare prigionieri”: ha puntato a provocare la maggior quantità di danno con i mezzi a sua disposizione, ha studiato tempi e modi per colpire, reso spavaldo da un senso di impunità e dalla determinazione di chi non si preoccupa nemmeno di nascondersi.
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