Pajdek si dice innocente e cambia legale
Omicidio Tartari, toccata e fuga in tribunale: il nuovo avvocato aderisce allo sciopero e ottiene il rinvio dell’udienza
Per lui è stata una gita fuori dal carcere, la classica “ora” d’aria all’esterno dalla cella, in giro per la città e poi in tribunale dalle 9 alle 10, e poco più, quanto è durata la toccata e fuga di Ivan Pajdek ieri a palazzo di giustizia per l’udienza dell’omicidio di Pier Luigi Tartari. Appena un’ora dunque in aula, perchè a sorpresa - anche se questa vicenda, francamente, ormai non riesce più a stupire nessuno vista l’imbarazzante imprevedibilità dei suoi protagonisti, tre persone accusate dell’omicidio più brutale che si ricordi - ha deciso di cambiare avvocato. Ivan Pajdek a due giorni dall’udienza di ieri ha infatti deciso di rimettere il mandato al legale che lo aveva seguito fin dai primi momenti dell’inchiesta, Daniele Borgia, optando per un legale di fiducia, Stefania Pettinacci di Bologna. Che ieri mattina si è presentata non sapendo quasi nulla del processo. Chiedendo - da quanto si apprende dai lavori in aula, a porte chiuse, visto che si celebra con il giudizio abbreviato - di astenersi, di aderire allo sciopero degli avvocati a livello nazionale. Con l’assenso del suo assistito, di Ivan Pajdek che ha acconsentito. Una concomitanza dello sciopero nazionale degli avvocati in corso da giorni («al quale ho aderito con convinzione» spiegava l’avvocato Pettinacci) che ha permesso comunque di avere un rinvio dell’udienza. Rinvio che non era così scontato nel caso il legale avesse chiesto i termini a difesa - rinvio a tecnico per aver il tempo per studiare atti e accuse - poichè il giudice avrebbe potuto non accoglierli e chiedere di chiudere subito il processo. Al buio, senza conoscere le carte, perchè in realtà la scelta di Pajdek di cambiare in corsa il legale, a due giorni dal processo, non gli dava un diritto (tecnico) di ritardarlo ancora di più. Tecnicismi a parte, di cui in questa vicenda non c’è assoluta necessità, la sostanza dell’udienza di ieri sta tutta nel rinvio deciso al 7 giugno, quando il suo legale nella arringa difensiva tenterà di attenuare la richiesta del pm a 30 anni di carcere. Il legale di Pajdek ieri volutamente ha spiegato di non poter nè voler anticipare strategie difensive, rispondendo alla domanda sulla posizione di Pajdek che si dice ancora non responsabile della morte di Tartari: lo aveva scritto in un memoriale alla procura, poi l’aveva ribadito alla precedente udienza: «Quando sono tornato nella casa di Tartari, dopo il prelievo al primo bancomat (Carisbo di via Comacchio, ndr) avevo trovato Tartari legato, imbavagliato e sanguinante». I due presenti, Constantin Fiti e Patrik Ruszo lo avevano, secondo Pajdek, aggredito e quando decisero di trasportarne il corpo dalla casa di Aguscello al tugurio di Fondo Reno dove lo lasciarono per 17 giorni, caricando sull’auto, Pajdek disse: «per me era già morto perchè non si muoveva». Una verità arrivata - a sorpresa - in un secondo momento, dopo una prima versione dei fatti opposta. E su questa verità, toccherà al giudice pronunciarsi.
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