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«Tangenti e favori, il tempo è denaro»

di Daniele Predieri
«Tangenti e favori, il tempo è denaro»

Mazzette Acer: i giudici spiegano la condanna a 5 anni per di Salvatore. «La sua difesa inverosimile e priva di credibilità»

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Ripeteva sempre «io non ho tempo e il tempo è denaro», e quelle di Salvatore di Salvatore, ex geometra dell’Acer, erano una sorta di parole d’ordine per ricattare e intascare tangenti da Filippo Dianti, l’imprenditore “amico” che poi arrivò a denunciarlo, farlo processare e condannare.

Accuse credibili. Le accuse di Dianti, titolare della Global Impianti, azienda che lavorava nel settore manutenzione di Acer (prima dello scandalo delle mazzette all’Acer), sono state accolte in pieno dal tribunale di Ferrara che ha poi valutato la credibilità di Dianti e condannato a 5 anni di carcere Salvatore di Salvatore, per concussione, i ricatti che trasformava in mazzette.

Difesa inattendibile. Ciò che i giudici spiegano nella motivazione depositata pochi giorni fa, in appena una decina di pagine, però è la assoluta inattendibilità della difesa di Di Salvatore: «Le argomentazioni difensive - scrive il presidente del collegio giudicante-estensore della sentenza, Luca Marini - in punto di fatto sono risultate completamente prive del benchè minimo substrato di una, ancorchè minima, intrinseca credibilità». Di Salvatore era accusato di aver intascato una mazzetta di 10mila euro nel lontano 2007, e poi dal 2007 al 2012 tante altre piccole tangenti in contanti, pagate cash da Dianti per circa un totale di 40mila euro.

Nessuna tracciabilità. I giudici hanno, di fatto, elaborato il proprio convincimento soprattutto alla luce delle spiegazioni presentate da Di Salvatore e dai propri difensori. Vediamo con ordine il loro pensiero. Per la tangente da 10mila euro, spiegano i giudici, soldi riscontrati in entrata nel conto corrente di Di Salvatore, 10mila euro, l’ex geometra spiega essere stati versati dalla madre in diverse tranche. «Versamenti in conto corrente che Di Salvatore fa risalire come provenienti da sua madre, a fronte di sue necessità». Ma di questi versamenti non esiste nessuna tracciabilità, ed era stata spiegata nella circostanza che la madre « usava custodire i propri risparmi a casa e in contanti, nonostante si tratti di somme di una certo non indifferente consistenza, anche fino a 10 mila euro».

«Ancor più assurda ed inverosimile» l’altra tesi difensiva, costata, cita il giudice, la trasmissione degli atti alla procura per falsa testimonianza di Giuliano Micheloni, sentito al processo come teste a favore di Di Salvatore.

Falsi testimoni? Tutto ruota ai famosi video registrati durante la consegna delle mazzette, diventati prova schiacciante della concussione, i ricatti: in questi filmati si vede Di Salvatore intascare (fisicamente) soldi o prenderli tra le pagine di una agenda. Per spiegare la consegna di questi soldi in contanti, Di Salvatore si difende dicendo che erano il compenso per lavori edili fatti per un vicino di casa di Dianti, eseguiti da Micheloni , nei confronti del quale Dianti non avrebbe voluto figurare come committente preferendo fargli dare i soldi da Di Salvatore.

Tesi inverosimile. Per sintetizzare l’«inverosimile» vicenda, i giudici usano le parole della parte civile (avvocato Gallerani citato nel testo) usate nel controesame di Di Salvatore quando il legale di Acer riassume all’ex geometra la sua tesi difensiva: «Quindi avremmo una situazione in cui un committente che non è Dianti darebbe dei contanti a Dianti e Dianti non li darebbe alle persone che li dovrebbe ricevere, Micheloni, ma li darebbe a Di Salvatore perchè a sua volta li dia a Micheloni». Ammettetelo, vi siete persi e dovete rileggere la frase: i giudici lo hanno fatto e hanno ritenuto del tutto inverosimile questa tesi difensiva.

Un quadro coerente. Alla fine, i giudici sintetizzano, sostenendo che «risulta del tutto credibile e coerente con il quadro delle mansioni di Di Salvatore l’ipotesi di comportamenti concussivi ipotizzati dal pm a carico di Di Salvatore». Che ha messo in atto i ricatti su Dianti «per ottenere denaro i contanti ed altri favori e piaceri, a fronte del potere dilatorio e interdittivo», minacciando di ritardare i pagamenti degli stati di avanzamento.

Favori come tangenti I favori? Di Salvatore si fece installare un impianto di aria condizionata in casa, rifare il pavimeto del garage (mai pagati a Dianti) e «insisteva nel 2009 per l’assunzione della moglie presso i cantieri della Global impianti, per pulire gli alloggi finiti». Peccato scrive il giudice che «essendo la moglie di Di Salvtore priva di patente doveva essere prelevata e riaccompagnata da un dipendente di Dianti, che restava così improduttivo per l’intera giornata». Tra l’altro, la moglie di Di Salvatore era inesperta e la spesa era in più rispetto al contratto per cui le spese di pulizia erano già conteggiate: Dianti diede una volta 1000, una seconda 1500». Tangenti familiari.

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