Comune, 10mila euro e caso Omniacom chiuso
Il tribunale conclude con una transazione la vicenda giudiziaria iniziata nel 2013 Quello che doveva essere un consorzio di sostegno agli studenti non esiste più
ARGENTA. Forse è la volta buona che non si sentirà più di parlare di quel Consorzio Omniacom, organismo che aveva come responsabilità la ricerca e programmazione nel campo dell'informazione e della comunicazione, organizzazione e gestione delle attività di istruzione e formazione in presenza ed a distanza, mediante e-learning; non solo, anche la produzione editoriale, cartacea, audiovisiva ed informatica, oltre che il supporto dei corsi a distanza dell'Università di Ferrara.
Un Consorzio che il Tribunale di Ferrara ha dichiarato fallito nel 2013 e di cui il Comune di Argenta era socio.
Per mettere una pietra su questa vicenda, giovedì prossimo la giunta comunale ha deciso con una propria delibera, di non imboccare un tunnel di cui non si vedeva la fine processuale e accettare invece, una proposta di transazione prelevando 10mila euro dal fondo di riserva.
Come si ricorderà, dopo il fallimento, la curatrice fallimentare aveva diffidato il Comune di Argenta "a provvedere al ripiano delle perdite sofferte dal Consorzio Omiacom in misura pari ad 210.208,32 euro". Richiesta totalmente respinta. Successivamente, il curatore fallimentare, ha citato il sindaco a comparire davanti al Tribunale di Ferrara e per tutela, è stato nominato un proprio legale. «Preso atto della volontà del Fallimento Consorzio Omniacom di addivenire ad un accordo transattivo - si legge nell'apposita delibera di giunta - e della proposta formulata dal Fallimento medesimo, che consiste nell'abbandono della lite e rinuncia alle pretese formulate dal fallimento, a fronte del pagamento della complessiva somma di 10.000 euro da parte del Comune di Argenta», la giunta ha effettuato «una prudente e razionale valutazione della proposta transattiva - si legge nella delibera -, effettuata anche in ragione dell'elevata incertezza dell'esito di una simile vicenda processuale».
Giorgio Carnaroli
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