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Pomodori, così non va «Accordo capestro con le industrie»

Pomodori, così non va «Accordo capestro con le industrie»

Intesa penalizzante per i prezzi bassi e il rischio di penali I produttori: «Le organizzazioni non ci hanno tutelato»

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«L'accordo appena raggiunto sul pomodoro tra le industrie di trasformazione e le organizzazioni di produttori non è accettabile». Lo dichiarano, a gran voce, Silvia Salvi presidente della Sezione Orticola di Confagricoltura Ferrara e Gianluca Vertuani vice presidente della Sezione Orticola e componente della Sezione Regionale Pomodoro da Industria. Come già dichiarato a livello regionale, anche Confagricoltura Ferrara è molto preoccupata per le specifiche contrattuali previste che, ancora una volta, vanno a discapito della produzione primaria. Ricordiamo che l'accordo per la campagna 2016, raggiunto a fatica la settimana scorsa con un ritardo molto rilevante, prevede un prezzo di riferimento indicizzato di € 85,20 a tonnellata a fronte dei 92 euro previsti lo scorso anno. Il prezzo è sensibilmente calato rispetto a quanto avvenuto nel 2015, ma a questo dettaglio vanno sommati anche parametri qualitativi inferiori e l'individuazione di un range di produzione che prevede il pagamento di penali qualora sia superato il limite massimo delle tonnellate individuate dall'accordo. Gli 85,20 euro a tonnellata, infatti, saranno rispettati per una produzione compresa tra i 2,35 e i 2,55 milioni di tonnellate. Al di sopra di questa soglia la penalità prevede un -0,05 euro a tonnellata fino a un massimo di 3 euro ogni 5mila tonnellate in eccesso, mentre per una produzione inferiore si aggiungerà 0,05 euro a tonnellata sino ad un massimo di 3 euro ogni 5mila tonnellate.

«La chiusura di questo accordo - spiega la presidente Salvi - è stata trovata molto, troppo avanti, quando già si sono fatti i trapianti in campo e sono già state decise le superfici destinate alla produzione di pomodoro. Ma oltre la beffa c'è anche il danno, perché la situazione che si è venuta a creare a causa della mancata programmazione, andrà a discapito dei produttori». «Il problema di questa "non programmazione" è da imputare anche a alcune Organizzazioni di produttori che non hanno voluto fare gli interessi degli agricoltori» prosegue nell'analisi Vertuani. «Alcune Op hanno diminuito le superfici a disposizione degli agricoltori, altre invece hanno lasciato le porte aperte e non hanno posto nessun tipo di limitazione: proprio queste ultime quindi sono quelle che vanno a ledere gli interessi dei produttori, che si troveranno nella situazione di doversi far carico delle inefficienze della filiera". E Vertuani conclude spiegando che «il nostro vuole essere anche un pungolo per sensibilizzare gli agricoltori rispetto alle attività svolte dalle Op». «È inaccettabile questa decurtazione del prezzo - spiega Giovanni Lambertini, presidente della Sezione di prodotto Pomodoro da industria di Confagricoltura Emilia Romagna - la parte agricola non coprirà neanche i costi di produzione. Così le inefficienze della filiera graveranno ancora una volta sulla produzione primaria. La penalità imposta dal range di produzione significa una cosa sola: non è stata fatta la programmazione delle superfici richiesta dagli agricoltori».

Andrea Tebaldi

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