Tac e risonanza magnetica, giro di vite sugli esami
Ferrara, le prestazioni possono essere prescritte solo dai medici delle Asl e ospedali. Indispensabile la ricetta rossa per non pagare la tariffa piena
FERRARA. Dopo la visita specialistica si è presentata al Cup per prenotare una risonanza magnetica nucleare (Rmn). «Ma mi hanno detto che con quella prescrizione (ricetta bianca) potevo prenotarla solo a pagamento - racconta alla “Nuova” una paziente ferrarese - nonostante me l’abbia ordinata uno specialista». La spiacevole sorpresa la obbligherà a ripetere la visita e solo se il medico, dipendente del Sistema sanitario nazionale (munito cioè di ricettario rosso), confermerà a sua volta la necessità dell’esame potrà usufruire della prestazione pagando solo il ticket, altrimenti dovrà sostenere la tariffa piena. Il caso citato all’inizio dell’articolo non è isolato nè raro in queste settimane perché lo scorso gennaio è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il cosiddetto decreto appropriatezza, che detta le nuove linee ministeriali per l’erogabilità di 203 prestazioni specialistiche (visite o esami). La recente disciplina si aggancia a un’altra normativa che nel 2015 ha introdotto importanti limitazioni nelle modalità di erogazione delle prestazioni sanitarie.
Nel decreto di gennaio dieci caselle precisano le condizioni alle quali si possono prescrivere Rmn e Tac e si fissano i criteri di appropriatezza. Ad esempio, la Rmn muscoloscheletrica (una delle più richieste) può essere fornita dal sistema sanitario nazionale solo a seguito di un trauma acuto, di complicanze post-chirurgiche, di sospetta infiammazione, di tumore o sospetto tumore.
Chi può ordinarla? Solo chi ha accesso al ricettario del Ssn, quindi specialisti ospedalieri o dipendenti Asl (non del privato convenzionato o in libera professione), oppure il medico di base. Il quale preciserà nella richiesta che si tratta di una proposta o suggerimento fondato su un parere specialistico. «Le nuove disposizioni - spiega il dirigente Asl Sandro Guerra - sono molto dettagliate. In caso di non conformità l’Asl potrebbe chiedere al medico perché non ha rispettato le disposizioni del decreto».
Al momento le sanzioni, pur previste per i trasgressori, sono “congelate” ma in futuro il medico di base potrebbe dover pagare di tasca propria una multa per aver ignorato la nuova normativa. Guerra fornisce anche qualche dato per inquadrare il contesto ferrarese: «In passato c’è stato un eccessivo ricorso a questo tipo di prestazione (prima le Tac, oggi in particolare le Rmn osteo-articolari). A Ferrara l’incidenza è di 91 esami ogni mille abitanti, quando nel resto della regione si scende a 52 su mille. Una differenza che si spiega solo con un abuso dell’utilizzo di questa tecnologia». (gi.ca.)
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