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Basell dice addio alle torce: ecco le fiamme a terra, pulite

Basell dice addio alle torce: ecco le fiamme a terra, pulite

Petrolchimo e sicurezza, un impianto da dieci milioni sostituisce due “spauracchi” della città

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FERRARA . Tra un mese di spegneranno le due torce di Basell, quelle che si vedono così bene dalla zona del Bennet, e l’eliminazione del propilene residuo di una polimerizzazione andata male sarà affidata in prima battuta ad un nuovo impianto, la Ground flare, ad altezza suolo. Può sembrare un passaggio tecnico che interessi solo chi ci lavora, dentro il ‘fabbricone’, ma in realtà è il punto di caduta di una vicenda, quella dell’utilizzo delle torce del petrolchimico, che per anni ha contribuito a mantenere al di sopra del minimo il livello di tensione con ambientalisti, una parte di residenti e addirittura la magistratura.

Fu la Procura di Ferrara a tenere per un certo periodo sotto sequestro quelle torce, che oggi sono peraltro regolarmente autorizzate da decreto ministeriale, e gli allarmi tra i residenti per i fumi neri e i rumori hanno sicuramente avuto un ruolo nello spingere la società americana, già nel 2010, a varare il progetto concluso in questi giorni. Ci sono voluti sei anni per acquistare l’area, che è collocata nella parte più interna dello stabilimento, ottenere la Via ministeriale (due anni solo per questo passaggio) e completare l’impianto, con 70mila ore-lavoro delle quali 50mila per la costruzione vera e propria dell’impianto. I 10 milioni di euro spesi, un investimento tra i più importanti negli ultimi lustri all’interno del petrolchimico, porteranno però importanti dividendi a Lyondellbasell, la multinazionale che controlla Basell Italia.

La maggiore efficienza garantita da centinaia di ugelli di combustione (una specie di maxi-fornello) e dal nuovo sistema di connessione con gli impianti produttivi, consentirà infatti di ridurre la perdita di propilene ad ogni incidente. Nel 2012 ne furono bruciate 936 tonnellate, l’anno scorso si era già scesi a 218 e nei primi mesi di quest’anno siamo a quota 50 tonnellate in due fermate, con l’obiettivo di dimezzare ancora lo spreco grazie al nuovo impianto: considerato che il propilene costa 1 euro al chilogrammo, il risparmio annuale è nell’ordine di centinaia di migliaia di euro.

Ci sono anche ricadute non economiche, visto che il nuovo braciere, come hanno sottolineato il direttore di produzione Gianluca Gori e il direttore della ricerca Gabriele Mei, porterà con se «meno rumore, meno rumorosità e assenza totale di fumo» grazie alla migliore areazione. In una parola, sarà una presenza molto discreta per gli abitanti della zona nord, che quando vengono svegliati di notte dai rumori degli impianti in blocco e dai fuochi delle torce accesi a decine di metri d’altezza, poi si attaccano al telefono e al web per protestare. «Davvero un investimento importante, quello di Basell - ha non a caso commentato l’assessore Caterina Ferri, ieri mattina dopo la visita al nuovo impianto - Speriamo possa ridurre l’allarmismo che a volte c’è attorno al petrolchimico». Anche l’impatto ambientale delle fermate sarà così ridotto, tenendo comunque conto che la combustione del propilene produce in sostanza vapore e anidride carbonica.

I dati diffusi dai dirigenti Basell sono in ogni caso significativi dal punto di vista della sicurezza, «per noi viene prima di ogni altra cosa, facciamo un lavaggio del cervello continuo ai dipendenti perché analizzino tutti i possibili rischi prima di cominciare un lavoro» ha sottolineato Mei. Per numero d’incidenti su 200mila ore lavorate la multinazionale Usa risulta al primo posto a livello mondiale nel settore, mentre in Italia svettano le imprese del petrolchimico nel loro insieme, con 2,9 incidenti ogni milione di ore. Non ci sono stati infortuni, peraltro, nè tra i dipendenti diretti nè tra le ditte esterne, nel cantiere del nuovo bruciatore.

Con questo investimento, ha aggiunto Gori anche in veste di amministratore delegato Italia di Basell Poliolefine, «l’azienda dimostra di continuare ad essere parte integrante del territorio ferrarese, nel suo ruolo di società impegnata nella produzione e nella ricerca, utilizzando l’innovazione tecnologica, rispettando l’ambiente e la comunità in cui vive. Vogliamo essere un vicino serio e responsabile». Il tutto per conservare il ruolo di punto di riferimento mondiale della produzione del polipropilene, materia base dei contenitori del gelato, degli ovetti Kinder, delle siringhe e degli interni delle auto; dei catalizzatori indispensabili per queste lavorazioni e della ricerca, visto che il “Giulio Natta” resta la principale realtà globale del settore.

Il nuovo sistema di combustione termica è una Mtd del settore, cioè una tra le Migliori tecnologie disponibili a livello mondiale. Anche dopo la disattivazione delle due torce Basell, prevista nel giro di un mese, il “condominio” di piazzale Donegani continuerà ad avere Stack flare, cioè torce elevate fumose, ben visibili e udibili all’esterno. Si tratta degli impianti di Yara e di Versalis, quest’ultimo al servizio dell’impianto produttivo XXVIº, sui quali al momento non ci sono indicazioni d’investimenti alternativi. Esistono anche rilevanti problemi tecnici, soprattutto nel caso della multinazionale norvegese.

Stefano Ciervo

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