Infiltrazioni mafiose a Ferrara, 10 imprese nella black-list
La ricostruzione post sisma fa gola, i controlli di prefettura e forze dell’ordine bocciano le richieste di ditte sospette
FERRARA. Le “armi” della legge contro le infiltrazioni non solo mafiose, anche quelle contro la criminalità economica, ci sono e funzionano. L’ultimo caso è quello del sequestro di beni per 120 milioni di euro ad un imprenditore di Bari con affari a Ferrara, attivo nel settore edilizio-immobiliare con la società Borgo San Giorgio, finita sotto sequestro anch’essa (vedi articolo qui in pagina). Si tratta di misure di prevenzione, patrimoniali che aggrediscono, appunto, patrimoni delle persone indagate, sospette o pericolose (anche se non sotto processo o condannate), poichè le nuove norme - una volta definite “antimafia”- sono state allargate a soggetti "socialmente pericolosi", coinvolti in affari ritenuti illeciti, per i quali è dimostrata la ingiustificata differenza tra beni posseduti e reddito dichiarato.
Ecco la mappa dei beni confiscati realizzata da Confiscati Bene (dati dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati)
Le stesse norme di prevenzione contro le infiltrazioni criminali sono state adottate negli ultimi anni in regione e a Ferrara, ampliando la loro efficacia, dopo il terremoto del 2012: da qui i controlli con le “armi” delle interdittive antimafia e delle white-list, speciali elenchi che permettono alle aziende di avere un certificato antimafia ed essere iscritte, dopo rigorosi accertamenti coordinati dalla prefettura di Ferrara ed eseguiti dal Gruppo interforze, carabinieri, polizia, guardia di finanza che lavorano per radiografare queste aziende, le loro commesse e i dipendenti. Da questo lavoro, emerge un risultato senza precedenti a Ferrara: negli ultimi 2 anni, 2015 e 2016, la prefettura ha infatti bocciato l’iscrizione alla white-list provinciale di 10 aziende, medio-piccole, che chiedevano di poter lavorare nel Ferrarese ed avere la propria fetta nella ricostruzione del dopo terremoto. Armi e nuove misure da non sottovalutare, poichè rappresentano spesso la prima spia che si accende sull’ipotesi di infiltrazioni: interdittive e white-list sono e restano atti amministrativi e possono diventare ‘prove' da sviluppare in indagini penali della procura.
La prefettura, dunque, ha inserito di fatto queste dieci aziende nel settore edilizio nella black-list con una serie di provvedimenti adottati sulla base degli accertamenti di questi anni. Un modo efficace - spiegano i tecnici - per allontanarle dal tessuto economico della nostra provincia e salvaguardare le piccole aziende sane e l’indotto dell’edilizia. Poichè spesso si tratta di piccole ditte che lavorano in subappalto, ed è questa la rivoluzione della nuova legge sulle white-list. Un esempio dell’efficacia? Alla ditta Bianchini, coinvolta nell’inchiesta Aemila sulla mafia in regione e i cui titolari erano stati arrestati e ora processati, venne negata l'iscrizione alla White-list di Ferrara, per il rischio infiltrazioni: molto prima del suo coinvolgimento nell’inchiesta.
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