Nel 2013 prime denunce, poi la voragine
Truffa aggravata, falsi in scrittura privata ed esercizio abusivo di promozione finanziaria: le indagini si sono concluse con l’atto d’accusa della procura (il pm Nicola Proto, in uno degli ultimi...
Truffa aggravata, falsi in scrittura privata ed esercizio abusivo di promozione finanziaria: le indagini si sono concluse con l’atto d’accusa della procura (il pm Nicola Proto, in uno degli ultimi atti prima di essere trasferito a Bologna) che ha coordinato le indagini del Nucleo tributario della guardia di finanza. Indagini partite nel 2013 dalle denunce di alcuni clienti che si resero conto (meglio tardi che mai) del raggiro in corso. Uno di loro iniziò ad avere sospetti sul fatto che il pagamento degli interessi, cadenzato di sei mesi in sei mesi, iniziava a ritardare. A questo punto, sempre più insospettito e convinto del raggiro in corso, il cliente chiese la restituzione della propria somma investita, poche decine di migliaia di euro, negata, e da qui si scoprì che i soldi non c’erano nelle casse di Cominato: nei 15 conti correnti da lui aperti, in cui oggi è stato accertato non essere depositato nemmeno un centesimo del milione e 850mila euro rastrellato dai clienti.
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