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Toselli: punto al governo del fare e del buonsenso

Toselli: punto al governo del fare e del buonsenso

L’ex sindaco di Sant’Agostino guida le civiche Idea in Comune e Cento Civica «Progetto coraggioso, libero da condizionamenti esterni e da ordini di partiti»

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«C'è chi denigra e chi pone al centro ciò che vuole fare. Tocca ai centesi decidere. A loro ribadisco che io non mi propongo per trovare accordi o un “posto” (se avessi avuto ambizioni di “poltrona” sarei rimasto in un partito o avrei accettato dei compromessi). Ma mi propongo per vincere, per dare al territorio un governo credibile». Fabrizio Toselli parla con calma; in visita alla redazione della Nuova spiega una campagna elettorale, ormai in dirittura, condotta sul confronto con i centesi, con un contatto diretto con il territorio e con chi lo vive. Ed elogia i candidati delle sue liste, a cominciare dai giovani, che vogliono portare avanti il suo progetto. Un programma « in cui possano riconoscersi anche i delusi, sia dell’ultima amministrazione di centrosinistra sia delle divisioni del centrodestra, e quanti si sono allontanati dal voto e dalla politica. Mi propongo per un governo del fare e del buonsenso: un progetto coraggioso, libero da condizionamenti esterni e da ordini di segreterie di partito lontane dal territorio (che ora più che mai ha bisogno di interventi mirati), libero nelle scelte, fatte solo per il bene di Cento e delle sue frazioni».

Perché Cento possa mettere le fondamenta per diventare una "città futura", serve un impegno sul mondo del lavoro. Come pensa di rilanciare la vitalità delle realtà produttive già presenti - alcune delle quali hanno orizzonti a livello globale - e come dare spazio a nuove imprese, per creare nuovi posti di lavoro?

«Bisogna lavorare alla diminuzione della pressione fiscale: oggi a Cento troppo alta anche sul mondo lavoro. Si pensi all'Imu: ai massimi livelli. Durante il mandato è necessario impegnarsi per una riduzione significativa della tassazione sulle imprese, sia quelle esistenti sia favorendo nuovi insediamenti. Come? Intercettando fondi dall'esterno, europei, nazionali, regionali: in tal modo avremo risorse per ridurre le tasse e fare investimenti sul mondo del lavoro. Per questo costituiremo un apposito sportello comunale, che si adoperi per recuperare fondi e grazie al quale poter siglare un patto con le attività produttive, che permetterà loro di accedere a servizi di supporto all'accesso a finanziamenti, formazione professionale, messa in rete con i diplomati e laureati del territorio. Occorre portare la banda larga su tutto il territorio: per le imprese e per alimentare nuove opportunità, penso al telelavoro. L'amministrazione deve poi compiere un'opera di sburocratizzazione ed essere al fianco, non di ostacolo, alle aziende, aperta al dialogo, al confronto, al ragionamento».

Per quanto riguarda il lavoro, incide molto anche il commercio, nel centro cittadino e nelle frazioni. È possibile un intervento pubblico per valorizzare l'esistente e creare spazi per nuove attività?

«Vorremmo che Cento potesse essere progetto pilota nel campo della rigenerazione del centro storico, con il recupero zone dismesse industriali e civili e definizione di percorsi ciclabili. È fondamentale riaprire gli spazi di aggregazione, pinacoteca, teatro, municipio, le Pascoli - da restituire alla funzione scolastica -, i servizi e l'ufficio anagrafe - da far tornare nel capoluogo, mantenendo lo sportello decentrato di Renazzo -. Ciò per riportare le persone a vivere il cuore della nostra città. Il Comune deve sedere al tavolo col mondo del commercio e i privati, trovare sinergie e farsi parte attiva della rivitalizzazione, per far sì che non vi siano più di negozi vuoti. Così, nelle frazioni è indispensabile valorizzare i negozi di vicinato, presidio economico e sociale, ragionando anche su forme di detassazioni per gli abitati più piccoli. E non può esservi rilancio senza sicurezza: riporteremo in centro la polizia municipale, attiveremo presidi nelle frazioni e avremo agenti in borghese per controlli capillari».

Nella sanità si assiste a una pressante riorganizzazione dei servizi. Come è possibile mantenere i livelli richiesti dai cittadini per l'ospedale di Cento? E come garantire il futuro del Santissima Annunziata?

«La nostra battaglia è per mantenere gli attuali servizi, reparti e dotazioni e valorizzarne le eccellenze, così da permettere di differenziare l'ospedale di Cento da altre strutture di pari dimensioni, attirando pazienti anche da altre provincie, a garanzia così del suo futuro. Non è possibile avere un Pronto Soccorso pediatrico, ma abbiamo già verificato la fattibilità di una guardia pediatrica, ad assicurare continuità assistenziale sabato e domenica attraverso la partecipazione a turni dei medici pediatri. È poi necessario intensificare e integrare con l'ospedale l'assistenza sanitaria territoriale, attraverso l'opera dei medici di famiglia e infermieri. Proponiamo presidi di assistenza sanitaria (prelievi, medicazioni, gestione dei pazienti fragili o anziani e inabili) nelle frazioni - potenziando ciò che già esisteste -, anche grazie alla partecipazione di volontari, mettendo a disposizione locali comunali e coordinandoci con l'Ausl. Vogliamo attivare una navetta di comunicazione tra l'ospedale di Cento e quello di Cona, a integrazione degli altri collegamenti previsti tra frazioni e capoluogo».

Tra le questioni, i rapporti tra Cento e le frazioni. È possibile riuscire ad arrivare a una reale integrazione tra il capoluogo e i paesi?

«Cento è una. Di questo sono profondamente convinto. I 18mila abitanti delle frazioni non si devono sentire cittadini di serie B o C, non devono andare a Finale Emilia, a Ferrara, a Bologna, piuttosto che a Cento. La chiave per ottenere questo risultato sarà il ritrovato dialogo: il municipio dovrà essere sul territorio e sindaco e giunta andranno dai cittadini, per toccare con mano le esigenze. È indispensabile valorizzare le consulte, che non devono essere politicizzate, portare presidi di polizia municipale e alcuni servizi. Abbiamo un progetto già pronto per collegare con delle navette, rispettose dell'ambiente, le frazioni. In poche parole bisogna ricreare un senso di comunità: tutti si devono sentire appartenenti allo stesso comune, attraverso più coinvolgimento, più servizi, più attenzione alle opere, alla manutenzione, al decoro e al verde pubblico. È incredibile, ad esempio, che manchi un parco a XII Morelli, dove i genitori caricano i bimbi in auto per andare a Renazzo o Corporeno».

Cresce la popolazione anziana: quali strategie per dare sostegno a loro e ad altre persone "fragili", come possono essere i disabili?

«Innanzitutto occorre potenziare l'assistenza sanitaria a domicilio dei cittadini "fragili", anziani e portatori di handicap: ciò garantirà anche un minor numero di ricoveri. Abbiamo in programma anche un progetto di teleassistenza rivolto ad anziani soli: sono disponibili fondi, a livello europeo e nazionale, per poterlo pienamente concretizzare. Puntiamo molto sull'housing sociale, con la realizzazione di appartamenti protetti: abbiamo valutato per definire questi alloggi l'opportunità di recuperare immobili abbandonati (220 a Cento da fonti Istat), soggetti peraltro a possibile degrado. Oltre al disegno di un nuovo Centro anziani, definito secondo spazi adeguati, abbiamo pensato al benessere attraverso la partecipazione ai bandi per la costituzione delle 'palestre sicure'. Si tratta di strutture dove è possibile praticare attività fisica prescritta dai medici del Servizio sanitario regionale, in quanto vi opera personale specializzato e appositamente formato e sono in dotazione defibrillatori cardiaci».

Qual è l'intervento che pensa di realizzare immediatamente, se sarà eletto sindaco?

«Ciò che voglio fare il primo giorno, sarà incontrare tutti: riallacciare il dialogo che si è interrotto fra le realtà della comunità, creare un rapporto di fiducia fra la gente e le istituzioni. Convocare l’associazionismo e il mondo del volontariato, quale risorsa imprescindibile per il territorio che va sostenuta. Credo che l'ascolto, come nuova mentalità, sia il punto da cui iniziare per mettere in atto il nostro progetto, basato su rilancio, partecipazione e innovazione. Stesso metodo utilizzeremo per definire, subito, un quarto tracciato alternativo e meno impattante della Cispadana, che deve passare lontano da centri abitati e case. Diciamo no al tracciato odierno per il pesante contraccolpo su Alberone, no al tracciato originario, che attraverserebbe XII Morelli, Pilastrello, Buonacompra e la zona sud di Alberone colpendo, in maniera altrettanto grave, molte famiglie. Abbiamo incontrato i cittadini e chi avevano presentato oltre 4 anni fa un progetto sostenibile con passaggio in galleria sui terreni della Partecipanza. Presenti al sopralluogo, anche tecnici specializzati, che hanno confermato la possibilità di realizzare un progetto concreto e serio che riduce l’impatto sul territorio. Da qui, il primo impegno: con i cittadini e i tecnici, andremo in Regione e sui tavoli istituzionali, con un nuovo tracciato che tuteli i centesi».

Alberto Vincenzi

e Beatrice Barberini

5. fine

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